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martedì 16 settembre 2008

A piedi nudi sull’erba

Andare a scuola… tutti rigorosamente con la propria divisa, che varia da scuola a scuola. Giallo-blu, rosso-verde, verde-arancio, rosa-verde, giallo ecc…a quadretti o a tinta unita. L’importante è averne una uguale per tutti i bambini e bambine.


Camminano e camminano, con la loro camicia e con i loro pantaloncini corti, per i più fortunati la scuola è nel villaggio, ma in molti villaggi la scuola non esiste, e allora camminano, con il sole o con la pioggia, attraversando strade urbane o sentieri nella savana, i più grandi aiutano i più piccoli dando a loro un occhio…



È bello poter assistere a questa processione scolastica, ed è ancora più bello poter andare a far visita ad una scuola durante l’orario delle lezioni… tutti che fanno festa, tutti che ti salutano, la stretta di mano dei professori, il jambo dei bambini, ascoltare il canto delle loro canzoni, il tuo cuore che si allarga espandendosi in un abbraccio di gioia e d’amore. Amore per la vita…





Portare dei regali, che siano quaderni o pennarelli, penne o pastelli, una mappa o dei gessetti - una nuova canzone da imparare - qualsiasi cosa che possa essergli utile… perché non c’è gioia più grande di poter spender del tempo con i bambini e poterli aiutare.



E allora penso alla fortuna dei tanti bambini wazungu nei paesi del Primo Mondo, con le loro scarpe nuove, i loro vestiti firmati, lo zaino alla moda, l’inutile cellulare in tasca sempre pronto a spedir messaggini cretini agli amichetti di turno, con il dovere di esser sempre reperibili e sotto controllo da parte dei propri genitori…



Cosa dovrebbero dire e fare i tanti genitori dei tanti bambini masai che abitano nei villaggi vicino al monte Kilimangiaro, che nel tragitto dalla loro manyatta (casa di fango) alla scuola gli può capitare di incontrare un branco di elefanti? (fortuna che nel periodo delle grandi migrazioni le scuole sono organizzate per lasciare a casa in vacanza i bambini) Loro che non hanno distributori automatici di bibite zuccherine e di merendine da spot televisivo ma devono andare al pozzo distante centinaia di metri (magari kilometri) per poter riempire il loro barile d’acqua giornaliero e mangiando magari della polenta coi fagioli?




Conosco genitori a Malindi che vanno a chiedere al preside della scuola se per piacere può accettare i propri figli anche se non hanno l’uniforme obbligatoria perché la famiglia non può sostenere al momento questo costo… Quanta fortuna sprecata nella vecchia Europa e nel Nuovo Mondo…



Con il matatu attraverso i molti villaggi nati sulla strada per Mombasa, bambini che camminano, bambini che sono già a scuola, bambini che si arrampicano sugli alberi, bambini in cortile, bambini che giocano con altri bambini, chi con le scarpe e chi senza, e allora sorrido ai tanti bambini wuzungu (e ai loro premurosi genitori) che all’idea di togliersi le scarpe sull’erba fresca e umida inorridiscono, dicendo che la terra è sporca, che la sensazione dei piedi umidi di rugiada è fastidiosa… blahh!!! A piedi nudi sull’erba! Che schifo sarà mai!



Loro che son figli del cemento e del giardino di plastica, figli dell’erba sintetica e dei parchetti dove far scagazzate il proprio cane da poltrona… l’erba fresca! A piedi nudi!

Quanta distanza tra questi due mondi…


Robato on the road

domenica 14 settembre 2008

Il sorriso dei bambini

I bambini… potrei stare ore e ore a osservarli.

Giocare all’hula hop utilizzando un vecchio copertone da bicicletta…
Ricavare una macchinina da un vecchio contenitore in plastica per l’olio…

L’inventiva non muore mai quando si è bambini, ne in Africa ne in Italia, perché tutti loro sono mossi da una incontrollabile curiosità e da una irrefrenabile vitalità.

E allora penso a quando ero piccolo, ai miei giochi in spiaggia o in cortile, dove tutto era possibile, saltare arrampicarsi cercare costruire… con l’inarrestabile voglia di esplorare e di conoscere, di vivere, di giocare, di essere bambini…

Anni indietro scrissi una cosa che faceva più o meno cosi:

Giocano bambini nella traiettoria infinita dell’eterno spazio del giocare.

Peccato che da adulti smarriamo questa capacità d’essere… schiacciati dal peso delle preoccupazioni, delle responsabilità, dei diritti e dei doveri, dalla vita.

Evviva a tutti i bambini del mondo! Che con la loro innocenza non sono mai colpevoli di nulla!

E poco importa se tanti di questi bambini che girano e incontro per strada mi corrono dietro urlandomi “caramella” o che diventano matti (when they see a muzungu, they start to became crazy!) quando vedono che sono muzungu…nei loro sorrisi e nella loro vitalità c’è la forza e la speranza di andare avanti e di gioire.

Beata l’età dell’innocenza!
PS: nelle immagini i bambini della citta' vecchia di Mombasa

Il pallone da calcio

Sport popolare per eccellenza, si sa che il calcio unisce (e divide) molte persone al mondo. Ovunque ci si trovi, Italia, Europa, Asia, America, Africa, ci sono e ci saranno sempre ragazzi (più o meno cresciuti) che tirano calci ad un pallone per mandarlo in rete…

E sempre ci sarà sullo schermo di qualche televisore (privato o comunitario che sia) una qualche partita di calcio da guardare, una qualche squadra da tifare, un qualche pallone per cui gioire…

Lo considero un privilegio essere qui in Africa come spettatore silente, a osservare questo fenomeno planetario che è il pallone, che riesce a unire e a dividere i cuori, che riesce a fare gruppo divertendosi.

Qui non ci si scanna ogni domenica allo stadio – perché non esistono stadi, ma campi e spiagge! Non ci sono treni speciali o fermate di pullman all’autogrill dove andare a manganellare l’avversario – nessuno avrebbe i soldi per diavolerie di questo genere! E qui ci si dà le mani per ben altri motivi!

In Kenya ci son solo 3 stadi che si possono definire tali: due a Nairobi ed uno a Mombasa.



Qui a Malindi si gioca in spiaggia con quattro pali piantati nella sabbia ed una rete da pesca attaccata alla bene meglio. Chi è fortunato corre dietro ad una vera palla da calcio (o a un qualsiasi pallone rotondo), ma i più costruiscono la propria palla arrotolando stracci o carta, infilandola poi in un sacchetto di plastica, per poi legare arrotolando il tutto con dello spago o della corda. Ci si arrangia con tutto ciò che la provvidenza ti fa capitare per le mani, perché nessuno avrebbe un soldo da spenderci!

E allora via che si va tutti felici a tirare la palla!!!