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martedì 3 febbraio 2009

Scorre veloce la notte


Scorre veloce la notte oltre il vetro di questo matatu... inganno il tempo sgranando arachidi tostate dal sole, e l’altra mano, fuori dal finestrino, a tagliare l’aria accarezzando le ombre lunghe che si muovono nella notte…

Matatu Mombasa-Malindi

mercoledì 24 settembre 2008

Matatu (2)

Spulcia che si spulcia, ogni tanto dal web salta fuori qualcosa di interessante… lo inserisco cosi come l’ho trovato

Buona lettura, Robato Msafiri


Tratto dal sito http://www.djemme.com/

Sul glossario della guida Lonely Planet, alla voce matatu, c'è scritto: "minibus con musica ad altissimo volume, capienza apparentemente illimitata e due velocità - fermo e a tavoletta".Il matatu è un furgoncino adibito al trasporto di persone, ed è un'istituzione in Kenya. Il suo nome deriva dal prezzo dei primi matatu in circolazione: tre monete. Estrose scritte fosforescenti che ringraziano the lord e ne ricordano qualche virtù, tendine di pizzo intorno ai vetri, musica assordante e soprattutto un numero impensabile di persone. D'accordo che sulle fiancate è indicato che trasportano 16 passeggeri e che una legge recente ne controlla il rispetto, ma questo vale fino alla periferia di Nairobi e di qualche altra città.

In generale i matatu sono stracolmi, ogni volta sembra impossibile entrarvi, soprattutto con uno zaino, e dopo di te entrano sempre un gran numero di persone e sacchi immensi. Ci sono delle regole sui prezzi, ma non basta un tariffario per indicarli: bisognerebbe includere varianti tipo: pioggia o asciutto, verso la città o nella direzione opposta, strada sterrata oppure asfaltata, mese di dicembre (e quindi turismo), etc. Non sempre è facile prendere un matatu; in città, a Nairobi, nelle ore di punta è necessario aspettare anche più di un'ora (in coda ordinatissima! 'sti inglesi!). E anche dove c'è meno traffico, bisogna stare attenti a prendere quello giusto, bisogna imparare ad ignorare molti (ma non tutti) i consigli che vengono elargiti con veemenza dai ragazzini che affollano le stazioni degli autobus di tutti i paesi e villaggi del Kenya... il primo ragazzino che ti viene incontro potrebbe avere una percentuale se riesce a farti salire su un determinato mezzo, e quindi vale la pena verificare che quello sia davvero il primo in partenza, che non ti stia facendo salire su un matatu a lunga percorrenza se devi percorrere solo 10km, e così via.

Su ogni matatu c'è un autista ed un bigliettaio/procacciatore d'affari, che è sempre la persona seduta più scomoda. Vive attaccato al finestrino con una spalla fuori per aprire al volo il portellone a far salire qualcuno... qualche volta il portellone gli resta in mano, oppure, sistemato un po' grossolanamente, non si apre più. I due posti davanti, alla destra dell'autista, sono i più ambiti, e può valer la pena lasciar partire il matatu precedente se ci si riesce ad assicurare questa posizione su quello dopo. Anche se il posto centrale non ha il poggiatesta e si viaggia con gli addominali tesi. I bambini stanno in piedi, occupano in quattro il posto di due adulti stretti. Ci si addormenta, durante i viaggi lunghi, appoggiati alla schiena di quello davanti. In altri momenti tutti parlano: di politica, di controlli stradali, di velocità di guida, di incidenti, di pioggia.

Tratto dal sito www.djemme.com

Matatu

Non c’è che dire, non c’è confronto, in Kenya per spostarsi puoi pagare cifre elevatissime oppure bassissime. A te la scelta.

Cambia il confort, cambia la sicurezza, cambian soprattutto anche gli odori…

E allora che fare? Che mezzo prendere? Come spostarsi? Come arrivare? Dove investire?

Spesso per scelta, spesso per necessità, io prendo il matatu, una sorta di pulmino a 14 posti che funge da taxi collettivo. 14 posti a sedere… beh, cosi c’è scritto sulla fiancata, poi la realtà africana insegna che si sale fin che c’è posto, e quindi delle volte puoi contare sino a 17-18 persone stivate come sardine, ma se ci son i bambini beh, il numero aumenta…

Il più delle volte sono carrette motorizzate buone per la demolizione ma che per qualche miracolo stradale riescono ancora a circolare e non crollano a terra alla prima buca. Se invece sei nel tuo giorno fortunato, ti può anche capitare di salire su un matatu nuovo fiammante (ma mi chiedo quanto durerà mai in queste condizioni).

Poi ci son quelli di tendenza, i più amati dai giovani. Certe mie colleghe di Nairobi mi raccontano che a volte aspettano anche delle manciate fitte di minuti pur di prender uno di questi. Lo riconosci già da lontano, una tamarrata megagalattica con casse che sputano fuori bongo music a tutto volume, luci fisse colorate o intermittenti, colori fluorescenti metallici o strisciate di bomboletta, aggeggi aggeggini e bamboccioni, adesivi adesivoni e foto sul cruscotto di chissà chi… un qualcosa come la Fiat Ritmo tutta abbardata con i coniglietti che si incucchiettano e l’adesivo onillo... il sogno dei tamarri, questa volta in versione africana.


Il viaggio è veramente economico e sul matatu ci sale di tutto, dai bambini agli anziani, dalle galline agli scatoloni, sin che c’è posto. Delle volte legano ceste di vimini e bidoni di plastica sulla cappotta. E via che si và…

Un breve tragitto può costare dai 10 ai 30 scellini, per viaggi più lunghi puoi pagare dai 100 ai 300 scellini, una nullità se confrontato con i prezzi dei tuc tuc, dei taxi, degli autobus e degli affitta macchine…

Ogni viaggio è sempre una guerra, urlano rubandosi clienti a vicenda, si superano e si sorpassano, e son sempre in due: l’autista che pensa a guidare e a strombazzare, e l’altro che pensa a far salire e a riscuotere. Difficile trasmettervi queste scene di pubblica pazzia.

Come tutti i mezzi in circolazione, nessuno rispetta le più elementari norme stradali, e il buon senso qui acquista un valore speciale: evitare di scontrarsi e di andare fuori strada.

Oltre a questi improbabili matatu, circolano anche macchine sgangherate, motociclette senza casco, scheletri d’autobus, imponenti camion, biciclette cariche di ogni ben di Dio, carretti trainati a mano… e poi una folla oceanica di gente a piedi, chi con le scarpe chi con le ciabatte, i meno fortunati senza ne l’uno ne l’altro.

L’importante è andare, spingersi verso la meta, ed ogni mezzo è buono per raggiungerla…

Buon viaggio!