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venerdì 18 settembre 2009

casa dolce casa

Casa dolce casa, e’ iniziata l’opera di bonifica serpenti. Eliminare le pietraie e sradicare le piante che piacciono di piu’ agli amici serpenti, ce ne sono troppi in giro per il giardino! E speriam di non trovarne uno sotto il letto…! L’altro ieri quasi ne pesto uno, era piccolino piccolino, striminzino e verdino, ma pestarlo in ciabatte infradito… (in foto: il giardino di casa)

martedì 8 settembre 2009

Calpestare un riccio


Ecco lo sapevo, poteva succedere prima o poi di calpestare un riccio… ce ne son in giro cosi tanti nella notte buia, gironzolano placidi in giardino! La sensazione non è delle più piacevoli, sentir gli aculei sotto le ciabatte, e fortuna che avevo quelle! E si che i ricci hanno paura di noi umanoidi dalle lunghe braccia… fortunatamente nessuna spina sotto la pianta del piede, fortunatamente non era uno dei soliti serpenti mensili che vedi strisciare davanti alla porta di casa... african life, hakuna matata!

domenica 6 settembre 2009

Shake baby shake


Shake baby shake… move the matako baby! Shake baby shake!!

Un perizoma bianco su pelle suadente nera. Flessuose bellezze si dimenano a suon di rap ragatton e hip hop sulla pista. Un palo su cui srotolare le proprie abbondanze. La security tiene a bada qualche ormone che si e’ mosso di troppo. Dondolii, strisciamenti, luci basse: sono di scena sinuose dee color dell’ebano.


Sabato sera si shekera allo Sturdust.

E allora tutto diviene festa…

sabato 29 agosto 2009

Col vento in faccia sulla mia nuova Bajaj



Schiaffi di vento, il sole che imbrunisce la pelle, a tratti spruzzi di pioggia, gli occhi che corrono a 180 gradi, non e’ mai troppa la prudenza sulle strade all’equatore…

E cosi con la mia nuova “piki piki” (moto), una Bajaj (fabbricazione indiana - dicono che sia strong), con i suoi 100 cc di cilindrata percorro le strade polverose e trafficate di Malindi, per poi imboccare sterrati incontaminati tra palme e baobab, tra terra rossa e roccia corallina…

Delle volte spostandomi mi manca il matatu, o le mie scarpe ai piedi, ma questo in un’altra mail…

Saluti, rob

giovedì 26 febbraio 2009

Come piccoli Sampei sulla foce del fiume






Son sempre a coppie di due, si incamminano dal villaggio attraverso il bush con la loro rete da pesca arrotolata sulle spalle, ieri oggi e domani, come ogni giorno dell’anno…

Pescatori a braccio, che con le loro mani arse dal sale e la pelle bruciata dal sole gettano le loro reti a maglie fini dove l’acqua del mare sbianca increspandosi sul petto, per poi dopo, con braccia forti, camminare all’indietro trascinando sino a riva pesci e speranza…

3 ore di lavoro, ogni giorno, ogni mattina, alla ricerca del loro pasto quotidiano, della loro porzione di cibo, piccoli pesciolini saltellanti grandi quanto un dito che sulla sabbia boccheggiano per mancanza d’ossigeno…

Chiedo cosa ne faranno di questo pesce… mi rispondono che lo mangiano… ma se la fortuna gli sorridera’, quel qualche pescolino in piu’ sara’ la loro fonte di guadagno, l’unica via per permettersi di comprare quel pacco quotidiano di farina da 2 kg indispensabile per sfamare tutta la famiglia…

10 scellini, questa manciata scarsa di pescolini vale 10 scellini (0,10 centesimi di euro), e’ una porzione, un piatto, una bocca che anche oggi ha potuto mangiare, stasera quindi niente scenate e niente lacrime per i figli piccoli, tutti andranno a letto con la pancia piena…

Lui avra’ poco meno di 30 anni, con un inglese stentato cerca di spiegarmi che ha una moglie e tre figli, e che le loro bocche vengono sfamate proprio grazie a questi piccoli pescolini e ai 2 kg di farina (120 scellini circa) che compreranno per preparare l’immancabile piatto di ugali (il loro piatto di insipida polenta).

Dura la vita del pescatore a braccio sulla foce del Sabaki River… sfidare la sorte, gettare lo sguardo sul pelo dell’acqua controllando che gli ippopotami non si avvicinino troppo, fortuna poi che in questa zona non ci son i coccodrilli…

Una rete da pesca: forse il bene piu’ prezioso che una famiglia sulle rive dell’Oceano Indiano o sulla sponda di un fiume possa mai possedere. Una rete da pesca, semplicemente cosi’, e braccia forti che sostengono e sfamano tutta la famiglia.

Buona pesca piccoli Sampei color dell’ebano! Ma soprattutto buona fortuna!!!

martedì 3 febbraio 2009

Metti una sera a cena




Come si fa a non esser felici quando ti aprono le porte di casa per un invito a cena sapendo che sei il loro secondo muzungu che va a fargli visita?

Venerdi 5 settembre 2008, località Chocha, un grande villaggio alla periferia nord di Malindi.

Luce bassa sopra le fronde delle palme, il sole scompare colorando di rosa le poche nuvole sospese nel cielo... scendo dal matatu con un grosso scatolone in mano, facce incuriosite a bordo strada iniziano a guardarmi, nei loro occhi leggo parole non dette “Che ci fa un muzungu qui a quest’ora della sera?”. Fortunatamente dopo un po’ viene a prelevarmi William...

Attraversiamo la strada e prendiamo un sentiero tra capanne di fango e makuti... a illuminare i miei passi incerti soltanto fioche luci di qualche lampada a cherosene e i fuochi delle donne che sedute a terra rimestolano dentro pentole fumanti sulla strada... una scuola, un campo da calcio senza erba, facce nascoste dal buio e dalle ombre della notte, e poi in lontananza la luce di una lampadina, la casa di William, unico fabbricato in muratura dotato di corrente elettrica.

Bambini, bambini ovunque, sembran dopati dall’arrivo del muzungu, varchiamo la soglia di casa, son le 8:00 di sera, altri bambini distesi a terra, “Jambo, Jambo, Habari? Mzuri! Na wewe? Mzuri sana! Karibu!! Asante!!!” e cosi faccio conoscenza di moglie figli parenti cugini e vicini di casa... tanti saluti e mille sorrisi, tutto il villaggio e’ li a guardare, e i bambini son ora arrampicati alla finestra a chiedere “caramella, caramella”.

Mi fanno accomodare nella stanza della lampadina, un tavolino al centro e qualche sedia attorno, a me hanno riservato l’unica poltrona di casa, son l’ospite d’onore!!!

Apro lo scatolone delle meraviglie, regali per l’invito a cena, una bottiglia gigante di fanta un’altra di coca cola (per i bambini del vicinato), un pacchetto di sigarette con una bottiglia di Kenya Ken (rum made in Kenya, per l’uomo di casa), un kikoi (per la moglie del padrone di casa), 2 Kg di riso basmati (gli si sono illuminati gli occhi!!!), una torta fatta con le mie mani (ambito regalo per tutte le bocche), vestitini per i bimbi, penne pennarelli gomme e quaderni... ed una bottiglia d’acqua naturale per me (sempre meglio portarsene dietro una!). Son tutti esterefatti, quanti regali! Gli occhi che sorridono, grazie grazie, asante sana!!! Mungu akubarichi! (Che Dio ti benedica!)

Viene servita la cena, wali wa nazi & kuku (riso al cocco con pollo), chapati, qualche patata, ma la moglie? Non mangia con noi, nella stanza della lampadina solo ospiti e uomini, le donne stanno altrove in compagnia dei bambini...

Son bellissimi i suoi due figli, una femmina di 8 anni radiosa come il sole e il piccolo maschietto di 3 anni quieto come un geco. Meta’ Giriama (moglie) meta’ Luo (William)

Con assoluta dignità e con un’immensa ospitalità godo questa spartana cena (spartana agli occhi di un muzungu, da festa d’onore per i canoni keniani), respirando il calore che il popolo keniota sa trasmettere. È bello poter condividere qualcosa, entrare nel loro quadretto famigliare, provare a mangiare con le mani facendo ridere tutta la banda, portare doni e sorrisi...

Grazie William, grazie... anche questa è un’esperienza made in Kenya.

Chakula cema (buon appetito) e lala salama (buona notte), Muzungu Rob

Mitica Piaggio!




Deve aver fatto furtuna qui la Piaggio, tra vespe e ape car ha invaso le tutte le strade percorribili del Kenya. I tuk tuk (l’ape car adattata a taxi) sono onnipresenti. Qualità made in Italy. Scoppiettano e scatarrano avvolti dal loro stesso baccano. E le vespe? Presenti anche se in minoranza… il mercato delle due ruote (e delle auto) è in mano all’Est e alla Cina.


Netturbini a Malindi




Sembra incredibile che la professione del netturbino, l’omarino con la ramazza in mano, esista anche qui a Malindi. A veder la condizione delle strade in città e conoscendo i loro disinteressati modi del gettare qualsiasi cosa non serva più per terra o fuori dal finestrino… Per loro l’immondizia non è un problema, ci convivono, la bruciano davanti a casa o per la strada.

Dovreste veder poi le condizioni di lavoro dei netturbini col camion, dotati soltanto di una pala e di un piccolo sacco logoro… qui per le strade non esistono cassonetti, la gente butta in appositi angoli (ma anche ovunque!) la propria immondizia, formando sgradevoli montagnole maleodoranti… Ogni tanto qualcuna prende fuoco, spesso qualcuno ci va a ravanare, immancabilmente vedrai capre e galline andarci a mangiare…

E tra tutto questo i due omarini con gli stivali (i più fortunati hanno anche i guanti e un fazzoletto sul naso!) la raccolgono con la pala per metterla sul sacco, per poi gettarla sul cassone del camion con le mani… altro che comodamente seduti a premere un bottone e tutto è fatto!

Poverini, qui non se la passan tanto bene i netturbini!

mercoledì 28 gennaio 2009

La notte e lo squittio dei ricci


Si dice cosi? I ricci squittiscono?

Nella notte, a farmi compagnia fumando l’ultima sigaretta del giorno, lo squittio dei ricci.

Li vedi correre come palle pungenti nell’erba del giardino col loro buffo musetto circondato l’aculei, si rincorrono, si corteggiano, squittiscono il loro amore annusando l’aria e il sedere della femmina… ogni tanto uscendo di casa in ciabatte si rischia di calpestarne uno, ma sempre meglio un riccio che un serpente del bush…

E poi sei lì e lo vedi, lo striscio che striscia, a terra, veloce, furtivo, askari! Ma il serpente è più veloce delle mie parole…

E’ ricca la notte in Africa, e buia si riveste di suoni, rumoreggi e canti d’amore…

Un cd di musica che consiglio di ascoltare e che ogni tanto fa da sfondo all’ultima sigaretta notturna: Patrizia Laquidara: “Funambola” (2007). Un cd che merita e che fluisce leggero nella notte...

Buon ascolto, Rob

martedì 27 gennaio 2009

Impronte sulla polvere


Tante piccole impronte di piedi sulla polvere accompagnano orme di caprette saltellanti venute a mangiucchiare qualche tenera foglia… e i miei piedi in ciabatte si mischian ai belati trasportati dal vento…

Gennaio 2009, villaggio di Mambrui: tanti jambo e molti sorrisi

Intorto sul matatu


Matatu per Mombasa, ore 7:30 del mattino. A fianco del driver due posti liberi, son seduto in quello vicino al finestrino, al mio fianco siede Carol.

I due posti risultano stretti tra i miei 86 kg di carne e la sua abbondante rotondità africana, gomito a gomito affrontiamo due ore di buche rallentamenti sorpassi e strombazzamenti.

Jambo, my name is Carrol, what’s your name?

Sembra presa dal desiderio di comunicare, parla con tutti e si informa di tutto. Lascio uscire quattro parole stiracchiate e distratte, soprattutto disinteressate, cosa vuole questa chiaccherona di primo mattino? Lo scopriro’ poi dopo...

I miei occhi son pieni di sonno, una buca e una curva, il suo peso contro il mio, una buca un colpo di clacson, la sua gamba contro la mia, una buca e un sorpasso, la sua mano che scivola e incontra il mio ginocchio…

Fianco contro fianco spalla contro spalla, musica che scivola nelle mie orecchie, il mio sguardo corre lungo la strada, oltre il finestrino oltre gli imponenti baobab che disegnano l’orizzonte e si perdono in lontananza…

What you do? Where you go?

Lavora presso una villa di italiani a Malindi, sta andando nella sua casa a Voi ed appartiene alla tribu’ Taita. Come molte ragazze Taita e’ carina, una bella giovincella dai dolci tratti, oltretutto e’ socialmente simpatica, ma ora, delicatamente e discretamente, mi ha messo una mano sulla gamba...

Ci sta provando, sorprendentemente con stile, con destrezza quasi all’europea, non come una delle tante malaye (prostitute) che circolano in Malindi alla ricerca del muzungu di turno, Carol ha un suo stile, gentile e garbato, ma e’ mattina e l’ultima cosa che mi frulla nella mente e’ di esser intornato su un matatu...

Carol diabolica e scaltra Carol, scendo a Mombasa e buon proseguimento, mi volto e la folla della stazione dei matatu ha gia’ inghiottito le sue mani lunghe e la sua rotonda sinuosita’ africana... bye bye

Robato on the road

lunedì 19 gennaio 2009

domenica 11 gennaio 2009

Camminando al Sabaki River


Luce bassa su un orizzonte di nuvole rarefatte… l’onda del mare che sulla sabbia disegna percorsi invisibili in cui perdere il filo dei pensieri … sul pelo increspato dell’acqua, la’ dove il fiume incontra il mare, affiorano i corpi paffuti di tre ippopotami in cerca di refrigerio. Mani di pescatori tirano a se’ le reti, ed ad un tratto, in un frollio d’ali, nel cielo si libra uno stormo d’uccelli.

rrr

Italy connection








Italiani brava gente. Italia pizza spaghetti alla bolognese. Italia un bel bicchiere di vino. Italia la nutella nel panino.

Ma… l’Italia è tutta qua?

Come se fosse un fenomeno da baraccone, in Kenya c’è chi la dipinge anche cosi: mafia, italy connection, pistole e doppiopetto.

Foto di un pulmino parcheggiato lungo una strada di Malindi… l’immagine dell’Italia all’estero è anche questo…

rrr

Il gelataio ambulante







Ogni tanto capita di trovarne in giro qualcuno, c’è chi pedala, chi spinge un carretto e chi invece se ne sta seduto sotto le fresche frasche di un albero a contemplare lo scorrere sulla strada…

Il gelataio ambulante…

Mi chiedo che ne rimarrà mai a sera dei gelati che tiene nell’improbabile frigo legato alla bicicletta… quale business per quale piatto di minestra?

Eppure se lui esiste, qualcuno li comprerà, altrimenti la legge della sopravvivenza…

Buon gelato a tutti!!!

venerdì 2 gennaio 2009

Febbre all’equatore


Febbre, male alle ossa, male alle giunture, un peso alla testa che mi stringe in un cerchio di dolore, lieve mal di gola, lo stomaco un po’ sottosopra. Caldo caldo, freddo freddo, brividi, febbre. È mattina, appena sveglio, sotto l’ascella il termometro segna 38°. La temperatura ambientale esterna poco meno.

Andare da Rakesh, fare un vetrino, i sintomi non sono buoni, troppo simili a quelli malarici… Prelievo di sangue, test delle feci, aspettare… aspettare…

Nella sala d’attesa un anziano signore italiano deve farsi pulire una canula vicino al cuore, sembra una farmacia ambulante vista la quantità industriale di farmaci che ha nello zainetto. Una mamma africana col suo piccolo bambino che piange, al braccio ha una sacca di sangue. Una coppia di donne arabe gira per l’ambulatorio come due matrioske. Un anziano signore swahili, un ragazzo italiano che non sa se aver dei calcoli ai reni o chissà cos’altro. Come in tutte le sale d’aspetto c’è chi parla e chi sta zitto.

Mi chiamano, arriva l’esito, tutti i test son negativi. Tiro un bel sospiro di sollievo, niente malaria. Ma sto male, c’è la febbre con tutti i sintomi, e allora che cos’è? Influenza… e mi manda a casa prescrivendomi un antibiotico generico per una infezione generica non diagnosticata alla gola (medicine che tanto non prenderò) e un antidolorifico per le mie ossa doloranti. Che dolor alla cabeza!!!

Letto cuscino letto cuscino, sudare come un salame al sole, letto cuscino letto cuscino, 39° la febbre, pastiglia di aspirina e tachipirina, aspettare, riposare…

Il mattino successivo mi sveglio con poco piu’ di 38 di febbre, i sintomi son sempre quelli, troppo simili a quelli malarici, mi portano a far un altro vetrino, altri test, salve dottor Rakesh, esame delle urine, sembra confermata l’influenza! Questa volta un grande sospiro di sollievo!!! Ma non ho mai sudato cosi tanto in vita mia...

Le ragazze della Garden House si prendon cura di me, frutta fresca e riso in bianco, il natale e’ vicino, troppo vicino per saltare il cenone italo-spagnolo di domani sera... e allora riposo cullato dal vento che suona le verdi frasche della palma da cocco e le cornacchie che insolenti scagazzano sull’albero della papaya...

Buon natale

domenica 21 dicembre 2008

Per vestirvi cosi, denudatevi!


Puo’ capitare, succede da queste parti, lo si fa in nome del pudore…

“Per vestirvi cosi, denudatevi!”

E’ notte, siam nel piccolo villaggio di Chocha, periferia di Malindi, le ore si susseguono veloci portando alle labbra bicchieri sempre troppo pieni...

Due ragazze ubriache, sature di mnazi (vino di cocco), turbano in modo sconveniete la quiete del villaggio.

Disinibite, indossano pantaloncini corti sino alle mutande, il culo che trasborda dal tanga o dal perizoma, magliette troppo aderenti per poter passare inosservate…

Vada per la cosmopolita Nairobi, vada per spiagge delle localita’ turistiche, vada dove il denaro e la vista dei tanti wazungu ha smorzato gli animi tradizionali… ma… ma in un villaggio all’ombra delle noci di cocco?

E cosi hanno chiamato il chief, il capo del villaggio, colui che risolve e riappacifica il tutto.

Nel villaggio ci son bambini e anziani, siete ragazze scostumate, deplorevoli, vergognatevi! “Per vestirvi cosi, per mettere in mostra il vostro corpo, denudatevi!”

E cosi, per volere dello chief, le ragazze son state prese dagli abitanti del villaggio, son state spogliate e denudate, lasciandogli addosso soltanto le mutande (forse anche il reggiseno) e fatte girare, davanti agli occhi di tutti, per i sentieri del villaggio.

Non poteva che arrivare la polizia, che assistendo alla scena, ha chiesto il motivo di tale atteggiamento. Un provvedimento gli ha risposto fiducioso lo cheif, un provvedimento per imparare una lezione, un provvedimento per pentirsi. E cosi, sotto gli sguardi divertiti e indignati di tutti, è arrivata mattina, e domani è sempre un altro giorno…

Succede, anche questa è Africa.

rrr

E’ arrivata la coca cola


Soda soda soda. E’ arrivato il frigo della coca cola. Come bambini assetati di bevande zuccherine, ora i colleghi tracannano ogni giorno bottigliette gasate dagli improbabili colori.

Coca cola, Sprite, Fanta Arancia, Fanta ciliegia, Acqua Tonica. Liquefatto zucchero gassoso. Come bambini dell’asilo col pane e nutella, o le patatine… anche se qui i bimbi reclamano sempre un “ciao caramella”.

Con 20 scellini a bottiglia ti bevi 33 cl di refrigerata freschezza.


(100ksh=1€)

16 ore, le formiche, il sole sembra prenderti a schiaffi


16 ORE
16 ore per farsi i capelli. Da ora di cena sino alle 5 del mattino, per non aver finito e tornare il giorno dopo, altre 5 ore su una sedia, per piacere, per piacersi, per farsi belle ed esser apprezzate, invidiate, amate. African style, african hair, e cosi treccina dopo treccina, 16 ore di mani che intrecciano estencion sfidando il sonno... 1200 scellini il conto, poco meno di 1 euro all’ora, una bazzecola per la muzungo europea, una fetta importante per la vita di una ragazza keniota...

LE FORMICHE
Impossibile vivere senza. Insolenti e dispettose percorrono traettorie improbabili, sembrano testare l’aria arrivando ovunque e comunque. Piccole e veloci, gli bastano una manciata di secondi per scovare l’oggetto del desiderio... E’ una guerra, assaltano dispense e razzolano tutto cio’ che la tua sbadataggine ti fa dimenticare.

CALDO
Uscire di casa, andare da qualche parte, il sole sembra prenderti a schiaffi in questa estate africana, sembra scivolare dall’alto per liquefare le tue cervella, per arrostirti le meningi, aprendo la porta una ventata di caldo sembra penetrarti nelle ossa e prenderti a pugni in faccia... la salvezza e’ una palma o l’aria condizionata. E manca una settimana a natale…

mercoledì 17 dicembre 2008

Wazungu mweusi!


Il vento in faccia, il buio sugli occhi, gli odori che cambiano trasportati dall’aria... ma dall’espressione della faccia degli altri a bordo strada, dovevamo essere una strana banda…

Un muzungu, un’africana, un indiano e due filippine che sul cassone di un pick-up percorrono di notte le strade di Malindi...

E qualcuno sulla strada, vedendoci, incredulo ride e grida: “Wazungu mweusi! Wazungu mweusi!!!”

Ovvero “black wazungu”, “uomini bianchi africani”... perche’ solitamente i wuzungu guidano una macchina o un fuoristrada, e non sono trasportati o stivati nella notte sul cassone di pick up guidato da un indiano... e allora a veder questa strana banda multicolor e multirazza, rideva e rideva: guardate i wazungu mweusi!!!

Nella notte, muzungu Rob