Visualizzazione post con etichetta Film. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Film. Mostra tutti i post

mercoledì 24 settembre 2008

Spiriti nelle tenebre

Il titolo in italiano è: “Spiriti nelle tenebre”, quello in inglese “The ghost and the darkness”.

Uscito nel 1996 con la regia di Stephen Hopkins, questo film racconta l’avventura del colonnello J.J. Patterson nel costruire un ponte ferroviario sul fiume Tsavo, nel bel mezzo della savana keniana.

La storia e’ tratta direttamente dal libro "I mangiatori di uomini di Tsavo", scritto dallo stesso colonnello J.J. Patterson, da cui è stato tratto l’omonimo film con Michael Douglas.

Non ho avuto ancora la fortuna di leggere il libro, ma il film ve lo consiglio.

La vera avventura non e’ stata tanto la costruzione di questo ponte, ma il non farsi sbranare dai leoni...

Ogni giorno ci son nuove aggressioni e non si contano piu’ i morti, gli operari – sia africani sia indiani – hanno una paura folle ed abbandonano presto il campo. Viene chiamato uno scaltro cacciatore e un gruppo di guerrieri masai per risolvere la questione, l’Inghilterra reclama efficenza e rispetto dei tempi ma... ma l’Africa e’ l’Africa e...

Guardate il film o leggete il libro, non voglio rovinarvi lo spettacolo...

Buona visione!


Sognando l’Africa, il FILM

Ho letto il libro e ne sono stato rapito… vorrei ora poter vedere il film, ma so che sara’ un’impresa difficile trovarlo… hakuna matata, verrà il giorno anche per questo, anche se so bene che la parola scritta e le immagini scaturite da un libro difficilmente possono competere in bellezza e poesia con le immagini in pellicola… Sul web ho trovato questa recensione.

Roby Rob and the movies


Tratto da: http://guide.dada.net/kenya/interventi/2003/10/144333.shtml
A cura di Sandro Murtas

SOGNANDO L’AFRICA

Il film che racconta uno spaccato della straordinaria vita di Kuki Gallmann.

Il film è tratto dal libro e dalla vera storia di Kuki Gallmann, donna determinata e coraggiosa pronta a trascorrere una nuova avventura, ad abbandonare le sue inibizioni e ad affrontare i rischi della vita sullo sfondo meraviglioso dei paesaggi africani e dei loro misteri insondabili.
La vita in questo luogo sconosciuto diventa una saga di dolore e gioia, promesse e obiettivi, morte e rinascita. Nonostante tutte le contraddizioni la stessa Kuki si accorge che soltanto il Kenya può regalare certe emozioni e che quel paese rappresenta quello che lei ha cercato per tutta la vita.

Peccato che il film non colga tutte le grandi "emozioni" del libro, tralasciando particolari importanti delle vicissitudini di una donna straordinaria, che ancor'oggi vive e si batte per
tenere intatto un paesaggio che esiste prima dell'uomo, sarebbe diventato un Kolossal...

Sandro Murtas

martedì 23 settembre 2008

Hotel Rwanda, una storia vera


Se avete voglia di piangere, se avete voglia di capire, se avete voglia di meglio comprendere il dramma della poverta’ e le lotte intestine del tribalismo in Africa, non dovete perdetevi questo film.

Prodotto da Terry George nel 2005, a 10 anni di distanza dal genocidio compiuto in Rwanda, questa pellicola mostra il dramma di un popolo che nessuno ha voluto aiutare. Troppo povero il Rwanda per offrire interessi economici ai vari paesi imperialisti, troppo povero anche per l’ultimo ex Stato colonizzatore (la Francia?) che non ha mosso un solo dito per intervenire.

Una carneficina compiuta a colpi violenti di macete, corpi squartati e maciullati con odio sconvolgente, il totale menefreghismo dell’occidente per questo sanguinoso massacro tribale che ha sconvolto un intero paese.

L’occidente che osserva disinteressato e silente, come se la morte e le atrocita’ commesse potessero rimbalzargli contro. Ma chi e’ veramente responsabile di tutto questo sangue? Chi ha contribuito a far si che questo genocidio accadesse? Solo l’odio e le rivalita’ tribali dei poveri ruandesi?

Come scrive Ryszard Kapuscinski (giornalista e corrispondente estero, viaggiatore curioso e acuto) “forse si sarebbe evitata la famosa ecatombe se non fosse stato per una telefonata: la richiesta d’aiuto del generale (ruandese) Habyarimana al presidente (francese) Mitterrand.

Delle volte ci sarebbe da vergognarsi a esser europei o americani… che partecipano organizzano o sostengono guerre piu’ o meno dichiarate con l’unico scopo di proteggere o ampliare i propri interessi economici. La Guerra per i potenti del mondo e’ business, una vergognosa scusa per allungare le mani.


A noi rimane questa pellicola tra le tante malvagita’ che lo schermo proietta e che i libri di storia raccontano, ai ruandesi rimane la viva memoria delle atrocita’ subite e/o commesse.

Hutu contro tutsi. Tutsi contro hutu. Da sempre rivali, da sempre in lotta per il potere, da sempre in guerra... Ma questa volta la situazione e’ diversa, perche’ in tre mesi (in solo tre mesi!!!) ci furono da mezzo milione a un milione di morti (!!!), nessuno lo sapra’ mai con certezza. Si racconta che la radio trasmetteva varie volte al giorno l’appello: “Morte! Morte! Le fosse con i corpi dei tutsi (denominati “scarafaggi”) sono ancora mezze vuote. Che aspettate a riempirle?”

Ora regna la democrazia (Ma sino a quando? Come fa una democrazia, o pseudo tale, a perdurare in Africa?) ed attualmente e’ vietato parlare chiedere o classificare i cittadini ruandesi in base alla propria appartenenza tribale, pena l’arresto. Ogni giovedi si va in tribunale per chiedere di trovare – investigando – chi ha ucciso chi, come se fosse un triste giorno della memoria, per processare e non dimenticare.

Pace ai morti e speranza ai vivi. Ora sono in molti che investono in Rwanda, costruendo hotel e alberghi, casino’ e ristoranti, organizzando safari per turisti per mostrare i gorilla delle foreste africane. Molti europei ma altrettanti keniani (appartenenti alla tribu’ kikuyu, i potenti e ricchi del Kenya).

Quando poco meno di un anno fa il Kenya, allo spoglio dei voti per le elezioni politiche, fu teatro della guerra tribale tra gli appartenenti alla tribu’ kikuyu e quella luo, che ha perversato insanguinando il Paese, una mia collega ricevette una telefonata dalle amiche ruandesi che oltre confine leggevano sui giornali le varie atrocita’, commentando e piangendo “mi spiace, queste cose non dovrebbero mai accadere…”

Che la storia possa insegnar a tutti noi qualcosa, aiutandoci a comprendere e a fare meglio, e che non venga invece scritta solo per didascare i fatti.