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lunedì 19 gennaio 2009

La mia vita con l’erede N. 3


Silpa Juma è una donna Luo di quarant’anni, “vecchia” per lo standard africano.
Il suo aspetto è dignitoso, come quello di quasi tutte le donne africane, ma il suo sguardo, fiero e rassegnato nello stesso tempo, dimostra quante traversie abbia avuto nella sua vita. Con voce calma e serena inizia il suo racconto.

Fin dalla morte di mio marito, nel settembre del 1984, sono stata ereditata tre volte. La prima nel dicembre 1984. Avrei gradito stare più lungo senza un uomo in vita mia, ma tale decisione non sarebbe stata presa bene dai membri della famiglia di mio marito e dal suo clan.

Le usanze Luo sono precise, e qualsiasi cosa ad esse contraria avrebbe inviato una maledizione (chira) ed altre sfortune sulla sua famiglia. Silpa Juma avrebbe sofferto del bando psicologico e fisico del clan. Oggi le cose sono cambiate. Mentre prima era l’uomo che si avvicinava per prendere in moglie la vedova di suo fratello, ora è la vedova che deve cercare l’uomo, e di vedove ce ne sono molte. I mariti e gli uomini stanno morendo d’Aids ad una percentuale allarmante.

Dopo un attimo d’esitazione, riprende il suo racconto.

Dopo aver frequentato un cognato, fummo d’accordo sull’eredità e tutto fu concluso tre mesi dopo la morte di mio marito. Stemmo insieme come marito e moglie, sottomettendomi privatamente e pubblicamente a lui, come avrei fatto con il mio defunto marito. Andammo avanti così fino al ‘97 quando tra noi sorse una differenza d’opinioni irrisolvibile. Non mi piacquero molte delle cose che lui faceva, e dissi basta. Aveva altre donne oltre me. Decisi quindi di rompere l’unione perché era divenuta insostenibile.

Trovai perciò un altro uomo che mi ereditò, ma ci fu un intoppo quando venne a “cambiare” la casa del mio defunto marito. Io non potevo “cambiare” casa senza un uomo che compie i riti che vanno fatti in tale circostanza. Com’è praticato fra il Luo, un uomo o una donna che si sono sposati non possono cambiare o costruire una casa da soli. È un tabù, ed io ho i bambini che devo proteggere. Al momento della morte di mio marito avevamo cinque bambini, il numero è aumentato, da allora, ad undici, sei dai tre ereditanti. Questo secondo ereditante non poteva “cambiare” la casa perché viveva ancora in quella di suo padre e non ne aveva una di sua proprietà.

Ugo


Articolo tratto da:
http://guide.supereva.it/viaggi_safari/interventi/2001/12/84347.shtml

La moglie ereditata


In Africa le usanze tribali sono numerose come i granelli di sabbia e sono profondamente radicate in ognuna delle tribù dell’intero continente. Alcune sono semplici da osservare, altre appaiono strane a noi occidentali, altre ancora sono divertenti. Tutte hanno in comune l’obbligo del loro rispetto da parte dei componenti della comunità, in caso contrario, nei casi più gravi, scatta immediatamente la maledizione o il bando dalla comunità stessa.

Tra le tante tradizioni ce n’è una che in tempi remoti era nata con un nobile scopo, ma che con il passare del tempo è cambiata e si è trasformata in un rischio mortale. “Ereditare una moglie” (Wife inheritance) è l’usanza della quale vi dirò.

Questa tradizione della tribù LUO nacque moltissimo tempo fa ed aveva lo scopo di proteggere una vedova, i suoi figli e le sue proprietà. Quando il marito moriva la vedova veniva “sposata” simbolicamente dal fratello del morto o da un cugino o, in assenza di tali parenti, da una persona onorevole al di fuori della famiglia. Lo scopo principale era di provvedere alle necessità della vedova e dei suoi figli, ma anche di mantenere le proprietà all’interno della famiglia. Questo costume non prevedeva assolutamente una relazione sessuale, anche perché l’uomo che ereditava la vedova poteva già essere sposato ed avere dei figli.

Con l’andare del tempo questa tradizione si è in parte trasformata. L’obbligo di “ereditare la vedova” è sempre ferreo e i nuovi pretendenti sono attratti dalle proprietà, ma anche, e soprattutto, dalla possibilità di avere a disposizione una donna con cui soddisfare la loro sessualità. Nonostante l’AIDS stia mietendo vittime ad un ritmo vertiginoso, specialmente in Africa dove in alcune zone si registra una percentuale del 25% di popolazione sieropositiva, questa pratica non mette paura e non scoraggia la “caccia alla vedova”.

Ho raccolto alcune testimonianze di vedove che hanno avuto quest’esperienza traumatica. Alcune sono allucinanti, come quelle di Mildred Bwire Auma, Mary Atieno, Mariam Salim, Rose Hilta Anina, Gladis Erude, delle quali vi racconterò nei prossimi articoli.

Ugo

Articolo tratto da:
http://guide.supereva.it/viaggi_safari/interventi/2001/11/79733.shtml

venerdì 22 agosto 2008

La masai bianca


Se volete farvi un’idea di come sia la vita in Kenya per una muzungu, e se vi piaccion le storie d’amore che non son tipicamente delle fiabe, non potete non leggere questo libro.

Questo libro autobiografico, scritto da Corinne Hofmann e finito di stampare nel 1999, racconta della la sua vita trascorsa con Lketinga, un moran (un guerriero masai), descrivendo autentiche esperienze di vita che posson esser vissute anche ai giorni nostri – differentemente da Karen Blixen e Kuki Gallmann che raccontano di una poesia africana di circa cinquant’anni fa’.

Il tempo passa e il Kenya e’ in rapido mutamento, molte cose si sono perse o son state soppiantate da altre, ma il poter vivere in questo Paese in modo tradizionale e’ ancora tuttora possibile.

“La masai bianca”, chiamata cosi perche’ Corinne Hofmann ha scelto di vivere da vera masai, confrontandosi quotidianamente con scelte difficili e situazioni pericolose per una donna dalla pelle bianca.

Non è solo una storia d’amore, è la realizzazione di un sogno, con tutto quello che ne consegnue!

Buona lettura!!! E se vi piacciono le situazioni estreme, buona avventura!

Roby Rob and the books



LA MASAI BIANCA - Per un amore cosi si può stravolgere la propria vita.

Una storia d’amore a tinte forti, capace di appassionare. Ma anche, e soprattutto, la descrizione di un incontro tra culture diverse, tra due modi lontani di vedere il mondo, la vita quotidiana, il rapporto tra uomo e donna…

Corinne è una giovane donna con una famiglia, una boutique avviata, dei progetti e un fidanzato. Con lui decide di trascorrere uan vacanza in Kenya. ma l’incontro con Lketinga, un guerriero masai, cambierà la sua vita per sempre. I due non hanno nulla in comune, si capiscono a stento. Eppure, senza esitare, Corinne abbandona tutto e si trasferisce in quella che per quattro anni sarà la sua nuova patria.
Rievocando con semplicità e candore la sua eccezionale esperienza, l’autrice narra un memorabile viaggio alle radici del corpo e dell’anima e scrive una grande storia d’aore. Amore per un uomo, per la sua gente, per la sua suggestione incantata del suo Paese.

Corinne Hofmann vive in Svizzera con Napirai, la figlia che ha avuto da Lketinga.

Tratto da: “La masai bianca” - Edizioni BUR

sabato 9 agosto 2008

Stasera si parla d’amore



4 agosto 2008

Stasera... stasera è stata una delle serate tra muzunghi piu vere e piu sincere di questa esperienza malindina, cercando di metter le cose a nudo e a crudo, senza tanti veli e tante maschere, dimenticando ruoli e schemi.

Esporsi e sentirsi vivi, esporsi e sentirsi veri. In un incontro di cuori, in un corteo di parole pronunciate per poter risvegliare. Risvegliare per poter prender coscienza, risvegliare per poter agire. E cosi vivere…

Non è importante chi e cosa, l’importante è poter essere se stessi, percorrendo le tortuose strade dell’amore... il poter amare, e sentirsi amati.

L’amore smuove energie cosi potenti e contrastanti da ribaltarci come calzini, facendoci a volte diventare incapaci di agire e di capire. E ogni tanto, come un fiume in piena, l’amore arriva e strasborda nella nostra vita…


La sofferenza delle volte è un tassello del nostro percorso di crescita, qualcosa che ci aiuta a poter prender coscienza. Una medicina cosi amara da ingerire che ci fa perdere lucentezza...

Gli ostacoli nella vita fanno sorgere domande a cui non vorremmo sempre rispondere. E le risposte delle volte non son cosi semplici da ascoltare…

Nasciam (si spera!) da un atto d’amore, e viviam per amare, ma la problematica è poter condividere questo prezioso dono e risuonare all’unisono sulla stessa onda...

Mettersi in gioco e giocare la partita della vita. A ognuno con le proprie carte.

Che il cielo ci protegga da noi stessi!!!

Robato Msafiri