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sabato 7 febbraio 2009

Il viaggio


Cos’e’ un viaggio? Qual’e’ il momento in cui il viaggio ha inizio?

Che cos’e’ una partenza? Quando c’e’ un arrivo?

La meta e’ l’arrivo del viaggio? E qual’e’ nel viaggio l’obiettivo?

Il mio viaggiare e’ sorpresa, cambio di programma, imprevisto. Andare per il gusto di andare, andare per il gusto di scoprire, andare per il gusto di vivere. Vivere appieno, nella sua totalita’, le sfumature di un viaggio. Fare della strada…

Il viaggio e’ l’obiettivo, non il luogo non la meta. La meta e’ solo una delle tante destinazioni possibili, un nome, non il viaggio. Calarsi nel movimento, fermarsi quando necessario, prendere e spendere il proprio tempo…

Nel viaggio oggi sembra che il tempo sia un fattore primario, fondamentale, ma il tempo non e’ che uno degli strumenti possibili. I tempi di attesa sembran delle maledizioni, non delle avventure. Il tempo d’attesa e’ parlare con il proprio vicino, soffermar l’attenzione, cogliere un particolare, incrociare uno sguardo…

Adattarsi, mettersi alla prova, calarsi nella parte, confrontarsi, rispettare, imparare… ecco dal viaggio c’e’ sempre qualcosa da imparare, qualcosa da cogliere, qualcosa per cui sorridere. Viaggiare e’ respirare tutte le situazioni possibili, andare incontro alla vita. Sta a voi scegliere quale.

Nel mio Kenya io viaggio con tutti i mezzi disponibili: i miei piedi, i taxi, le machine, i tuk tuk, i pulmini, le biciclette, i matatu… solo cosi riesco a cogliere con lo sguardo la valigia di legno di un anziano signore, i pacchi di cartone legati con una corda, il luogo dove le vecchie signore rugose (i dinosauri…) tengono i propri pochi averi (un pezzo di stoffa legato al collo), gli snack che sgranocchiano i giovani, i bambini che tornano a casa da scuola, le sfumature di una tribu’ rispetto ad un’altra…

Viaggiare per arrivare non mi ha mai interessato.

Buon viaggio.

R. Msafiri

Il gusto di camminare


Camminare… ad ogni passo e’ come se mi si risvegliassero tutti i passi mossi in precedenza… un piede davanti all’altro, il ritmo lento dei propri piedi, destro sinistro destro sinistro, scarpe ciabatte piedi… polvere terra sabbia, roccia vento pioggia, sole nuvole cielo… lo sguardo lontano, la mente si distende e lo spirito si eleva…

Camminare… non si puo’ raccontarlo, bisogna viverlo.

Potrei raccontare mille storie sul camminare, sull’arte del muoversi, sulla poesia fluida del movimento che penetra ad ogni passo nel terreno e che ne riceve la spinta per elevarsi al cielo…

Camminare non e’ una mera successione di passi ma una mescolanza di incontri, e’ un incontro di sguardi, di mani da stringere e di situazioni da vivere. Cogliere particolari, sfumature, luci suoni profumi e colori. Un’arte nobile e vecchia quanto il mondo.

Piacere e fatica, privazione e liberta’, rivoli di sudore e panorami, piedi gonfi e particolari, sedersi risposare aspettare, alzarsi camminare andare… un fremito di piacere che pervade e scuote il mio corpo.

Camminare… mi si illuminano gli occhi.

Buon passo dopo l’altro

Roberto Msafiri

martedì 3 febbraio 2009

Tiwi (parte 2)





Barche di pescatori a riva ad attendere nuovamente l’alzarsi della marea… granelli di sabbia bianca in cui far sprofondare dolcemente le dita dei piedi…

Camminare, l’occhio curvo a terra che cerca conchiglie, bianchi pezzi di corallo che la forza del mare ha strappato alla barriera corallina…

Palme che sfidano il soffio dell’oceano e che suonano la musica del vento, per poi, passo dopo passo, arrivare alla foce del Kongo River, un piccolo fiume da guadare, l’acqua che non sa dove andare, il fiume che scorre contro un oceano che spinge…

Sullo sfondo una distesa di baobab, immensi alberi secolari piovuti a testa in giu’ dal cielo, e la’, su una radura vicino al fiume, la vecchia moschea Kongo che troneggia indisturbata, meta del mio pellegrinare.

Un ragazzo di nome Alì rasetta a terra, cappellino mussulmano in una bianca tunica lunga sino ai piedi, nei suoi occhi il riflesso del sole.

La moschea Kongo è una delle poche (se non l’unica rimasta) moschea in roccia corallina (appartenente alla cultura swahili) ancora in funzione sulla costa. Tutte le altre non sono che rovine, monumenti a testimoniare la gloria e la ricchezza di un tempo passato…

Chiedo gentilmente ad Alì se posso entrare, mi guarda, lo guardo, cerco di fargli capire tutto il mio rispetto. Ok va bene, si entra da quella parte, c’è da lavarsi i piedi, mi allunga un pezzo di stoffa, devo coprir la nudità delle mie gambe, entro, deposito sul pavimento le mie cose, dentro è fresco e non c’è nessuno, c’è odor di salsedine, son emozionato, felice, è la prima volta che entro in una moschea, e questo luogo emana un’energia speciale, sentendomi un privilegiato ospite d’onore.

Sottovoce gli pongo i miei mille quesiti, gli chiedo quali gesti e quali azioni compie un buon mussulmano quando si reca in una moschea come questa, dove va e cosa fa, mi risponde che siede legge e prega…

Gli chiedo se posso trattenermi un po’ di tempo per pregare, in solitudine e in silenzio. Acconsente. Mi siedo vicino ad una colonna su tappeti troppo logori che han visto tempi migliori, tappeti che raccontan la storia delle persone che “vivono” questo luogo, e se si sta in silenzio, si riesce a udire il loro canto che si perde nel fruscio del vento…

Rimango lì seduto ad occhi chiusi (in seiza) un tempo imprecisato, mi chino portando la fronte a terra, e prego… prego un Dio universale, ciò che sta al di sopra delle cose delle persone e delle religioni, quell’entità o quell’essenza che permea tutto e che non è rinchiusa tra le righe e le parole dei testi sacri. Le religioni non sono che alfabeti, un mezzo per comunicare, perché la somma essenza non ha ne codici ne nomi…

Un rumore di passi, qualcuno che entra e siede sfogliando le pagine di un libro, sarà il corano? Lentamente apro gli occhi e mi alzo, saluto Alì uscendo e pongo la mia offerta votiva in una cassetta.

Dirigo i miei passi verso il fiume, barcaioli annoiati in cerca di turisti si sbracciano gesticolando qualcosa, vado oltre e riprendo il cammino… uccelli fenicotteri… le curve del fiume… baobab e mangrovie, granchi che sgambettano nascondosi dentro le loro tane… ragazzi che spaccano conchiglie per estrarre il mollusco che gli farà da esca, nell’altra mano la lenza, amo e filo arrotolato ad un pezzo di legno…

Fotografo nella memoria questa pace e questo silenzio, ciao Tiwi, è giunto il momento di prendere il matatu per tornare a Malindi…

Robato Msafiri

mercoledì 28 gennaio 2009

Tiwi (parte 1)





Due giorni off da spendere, una meta da individuare, Tiwi, south cost, lunghe spiagge bianche dove metter i piedi sulla sabbia e tante palme a cui appoggiarsi per guardare il mare…

Tiwi… la località in se’ non e’ eclatante, ma se srotolo le immagini della memoria affiorano tante piccole cose preziose che riempiono gli occhi e che scaldano il cuore…

Le onnipresenti scimmiette che senza troppo timore vengono a far sosta in veranda (le piu’ audaci si spingono sin dentro al cottage!) aspettando (o rubando!) qualcosa da mangiare. E allora mano al coltello e lanci lunghi di buccia di mango, un pezzo a te e un’altro a te, cani gatti oche scimmie e uccelli, in un bestiario di occhi suoni e colori…

Gli slanci di sole e gli spruzzi improvvisi di pioggia …

Il vento dell’oceano che soffia impetuoso…

I venditori di frutta pesce e verdura che in bicicletta vengon a trovarti sino alla veranda del cottage con le loro ceste piene di poche cose da vendere…

Comprare due grossi granchi (vivi!) e andare al ristorante a fianco e chiedere se li possono cucinare per cena… ok, 400 scellini, affare fatto!

Il nulla circondato dal nulla, la quiete (e per certi versi anche l’insicurezza) di non veder in giro nessuno… solo spiaggia e bush a tener compagnia alle strisciate di serpenti sulla sabbia…

Il massaggio sotto l’ombra di un capanno in spiaggia che sfida i granelli di sabbia… mani ruvide che raccontano la vita nel bush e olio di cocco di chissa’ cosa per un’ora di dolce relax pomeridiano…

E la notte di buio e silenzio, la notte che si accende dipingendo nel cielo una moltitudine di stelle che brillano alte nel cielo…

E il giorno dopo… il fiume i baobab la moschea…

Appena arrivato a Tiwi tutto questo non potevo ancora saperlo, dovevo ancora viverlo, grazie Tiwi, la tua semplicita’ riempie gli occhi e scalda il cuore…

Robato on the road


lunedì 19 gennaio 2009

Chale Island, un’isola da paradiso


Ma voi, su un’isola cosi, non ci vorreste andare immediatamente?

Alla ricerca di nuove mete da esplorare e di fresco ossigeno da respirare, cerco nuove destinazioni e mi spingo sempre un po’ piu’ in la’…

Spulcia che si spulcia, tra libri guide articoli riviste e web, ogni tanto si incontra qualcosa d’interessante… e ho trovato questa foto…

Chale Island è un’isoletta che sfida i fluttui del mare e delle maree, poco più a sud di Mombasa, e su questo sputo di terra strappata al mare, sorge un hotel.

L’hotel del TClub “The Sands at Chale” (www.thesandsatchaleisland.com) si trova in una piccola ma rigogliosa isola, situata a circa 600 mt dalla costa kenyota. Una volta arrivati, gli ospiti saranno immersi nella magnifica flora dell’isola, lontani dalla vita caotica della città; il mare dalle molteplici sfumature, la sabbia fine e la piccola foresta tropicale con all’interno un laghetto, renderanno indimenticabile il soggiorno; un piccolo angolo d’Africa dove ci si potrà rilassare in un ambiente esclusivo e curato nei minimi particolari. Una grande jacuzzi capace di ospitare fino a 15 persone è a disposizione degli ospiti, oltre ad una fitness room, sala massaggi, 2 postazioni internet gratuite, una boutique e un centro medico di primo soccorso. Inoltre un attrezzato centro per sport acquatici, diving «The Crab», con attrezzatura specializzata per praticare immersioni, kayak, e windsurf. In caso di alta marea il trasferimento sarà via mare, in caso di bassa marea via terra (http://www.tclub.com/resort/kenya-the-sands-at-chale/la-struttura.html).

Incredibilmente il numero di telefono dell’hotel non compare sul sito… e sfortunatamente il TClub penso sia uno di quei grandi gruppi viaggi-vacanze in cui tutto è incluso, anche il sorriso…

Chissà se questa isola da tutto incluso, destinata ad un turismo mercificato e standardizzato, sarà capace di appagare la mia curiosità e la mia voglia di esplorazione… la fotografia e il luogo non sono male, ma la struttura dalle mille e una notte sarà in grado di sublimare la mia insaziabile voglia di esplorazione tornando a casa con un nuovo ed affascinante pezzo d’Africa? Chissà…

Nel frattempo mi perdo contando i granelli di sabbia di Robinson Island, incantevole luogo dove nulla e’ incluso e tutto e’ da assaporare, godendo di un angolo di Kenya rimasto selvaggio e incontaminato, lontano da qualsiasi logica turistica e commerciale...

Robato Msafiri on the web

mercoledì 27 agosto 2008

I start to became crazy!


I start to became crazy!!! I miei pensieri gia’ volano lontano… perche’ il viaggio inizia nella propria testa, e si muove con i primi passi…

L’immagine prende colore, come un sogno che prende forma: rosso masai.

E cosi fremo, scalpito irrequieto, sfoglio guide e pongo domande, cerco informazioni e chiedo delucidazioni sul come compiere questo safari, questa nuova avventura.

Qualcuno mi dice che e’ un’esperienza impagabile e tutti concordano che mi posso fidare… altri invece al solo pensiero inorridiscono. Io sorrido… perche’ penso che fortunatamente ci siano molteplici modi per vivere l’Africa.

C’e’ ancora tutto da fare e tutto da organizzare, ma voglio poter immergermi in un’esperienza autentica e tradizionale, in un villaggio masai, accompagnato da un moran, e vivere le giornate come loro le trascorrono… e dormire, almeno per una notte, in una manyatta masai.

Ci sara’ da pensare a dove posso trovar dell’acqua potabile da bere e dove posso comprar della chakula “pulita”, perche’ io il latte quagliato con il sangue fresco non lo bevo, pero' la coscia di capra arrostita si puo' fare... e poi reperire una zanzariera ed un saccoapelo, cercare qualche abito pesante per le fredde notti degli altopiani nella savana…

Il mio viaggio ha gia avuto inizio, ora c’e’ solo da realizzarlo

Welcome in my dream, benvenuti nel mio sogno

Msafiri Rob