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mercoledì 3 giugno 2009

Respirare camminando


Respirare camminando (1 giugno 09, lago d’Orta)


Sembra banale, quasi scontato, sicuramente è un atto involontario, ma che qualità ha il nostro respiro?

Inspirare espirare, inspirare espirare, l’addome che si gonfia (alla faccia delle mode dal ventre piatto!), il diaframma che si muove (ma cosa sarà mai?), la cassa toracica che prende forma (e il risuonare delle emozioni)…

Yoga, pranayama, training autogeno, breathwork, discipline orientali incontrano quelle occidentali, libri su libri, corsi su corsi, incontri su incontri, ed il respiro siamo noi… qui, ora, oggi.

Vita che scorre e che si manifesta, stress tensioni ed emozioni che prendono forma, modificazioni, attenzioni, prendere coscienza di un atto cosi semplice quanto complesso.

L’onda del mare, un palloncino che si gonfia, l’aria che sale e che scende… naso faringe petto polmoni gola, e poi ancora più giù, diaframma addome pelvi e ritorno, tecniche su tecniche, trattieni lascia andare, spingere giù, risalire…

Ma è cosi bello e cosi semplice respirare camminando, prendere l’onda sul ritmo del proprio passo, narici piede andata e ritorno, destra e sinistra un passo dopo l’altro il respiro…

Breath-walk-meditation, ma sarà poi importante trovare un nome? I nomi non son solo piccoli orticelli e altisonanti barriere? Cibo per una mente-che-mente…

E cosi ad ogni passo sento l’aria entrare nel mio corpo, dare forza e ritmo al mio cammino, per poi fuoriuscire purificando i pensieri… che si sia su un sentiero sulle sponde di un lago, su una spiaggia o in pianura, in salita o sotto il porticato di una città, il respiro ci accompagna contribuendo a disegnare il nostro essere.

L’anziana signora col cane zoppo


Lago d’Orta, 1 giugno 2009
(camminando sul sentiero che scende da frazione Colma sino a Ronco Sotto)


Un’anziana signora dai vestiti pesanti e logori, i capelli troppo bianchi per i suoi occhi stanchi e lontani, sulle spalle porta una gerla colma di erba tagliata a fresco. Sul sentiero, a far compagnia ai suoi passi consumati dal tempo, uno sbilenco cane nero e zoppo, fedele compagno di una vita di fatiche e solitudine.

E’ Ginetta, la matta del paese, colei che solinga vive lontano dalle chiacchere delle quattro case in sasso col camino che fuma. Ogni tanto bussava alle porte delle poche case, mormorando parole incomprensibili per i suoi lunghi anni di solitudine, allungando una mano nella speranza di ricevere qualcosa, qualche vecchia mutanda, un grembiule smesso, un po’ di caffè, un panettone… molto tempo fa quando andava in paese si fermava a leggere i cartelloni in piazza, lettera per lettera come i bambinetti sui banci di scuola, col dito che segnava le parole…

Mi sembra inopportuno fotografarla, sembra un monumento al rispetto, un dinosauro di donna che da eremita combatte contro un progresso che tutto cancella, ancora oggi va a tagliar la legna che brucia nella sua vecchia stufa… I miei passi incrociano i suoi occhi e cercano di andare oltre, lasciandomi alle spalle l’abbaiare del cane che lotta contro il vento, latrando a invisibili fantasmi che si perdono sul sentiero…

Ha un sapore antico questa donna, come una vecchia fotografia in bianco e nero. Chissà che ne sarà di lei, vecchio e stanco dinosauro in un secolo non più suo… mi piace pensare che sarò uno tra quelle poche persone che in un giorno di ricordi, camminando su questo sentiero, coglierà rose selvatiche o fiori di campo e li porterà sulla sua tomba, immobile ricordo nel scorrere del tempo. Che la tua memoria possa resistere alle estati e agli inverni, alle primavere e agli autunni, e che il tuo spirito si libri nella valle come un frullio d’ali nel cielo.

sabato 23 maggio 2009

Il mondo è sempre più piccolo!


22 maggio 2009, Fiera di Voghera

Il mondo è sempre più piccolo… gettare lo sguardo sulle bancarelle della fiera di Voghera (in provincia!), e trovare un kikoi (un kikoi!) made in Kenya… e chiedere “a quanto lo vendi il kikoi”?, i suoi scuri occhi si incuriosiscono, mi guardano incerti, perché l’oggetto in questione in Italy lo chiamano “telo pareo”. Kikoi? Non parliamo del prezzo (che mi dirà poi di venderli a 10-12 euro l’uno), iniziam a parlare delle nostre storie, e da buon keniota, lascia ad amici il suo banco merci, per potersi bere una birra con me, tutto molto pole pole, piano piano, litigando sul chi paga il conto…

Lui è Peter Gachihi, keniota, della tribù kikuiu. Nato nelle regioni centrali, trasferito poi sull’arcipelago di Lamu, abile commerciante come tutti i kikuiu… poi atterrato in compagnia di una muzungu a Torino… non son mica tanti i kenioti sul suolo italiano, pochi a Bologna, 43 a Torino, il grosso a Milano e a Roma…

È bello poter argomentare, raccontare, ascoltare… due mondi lontani che si incontrano per guardare ad un possibile futuro.

Grazie Peter, mungo akubariki, che Dio ti benedica e buona fortuna!!!

mercoledì 20 maggio 2009

Oro nero


C’è chi dice che l’america non è più l’america… che il grande sogno americano si è infranto, che è imploso dentro se stesso…

Ho sentito dire che ora gli americani, aiutati da Fiat, punteranno a costruire le nuove macchine per il futuro, macchine che potranno percorrere sino 15 km con un litro(!!!)… non so che che razza di futuro questo possa mai essere e che razza di sogni gli americani potranno mai desiderare… in italia un’automobile già percorre 20 km con un litro!

La corsa al petrolio, oro nero oro nero…

E allora penso all’allegra famigliola keniana che con un litro di cherosene rischiara il buio della notte con la sua preziosa lampada per lunghe notti…

A ognuno il proprio sogno!!!

Robato Msafiri on the road