Visualizzazione post con etichetta Crisi Kenya 2008. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Crisi Kenya 2008. Mostra tutti i post

martedì 26 agosto 2008

Smettiamo di confondere l’orgoglio con l’arroganza

Articolo tratto da OUT OF ITALY – La voce italiana dall’Africa – N. 75

MY POINT FROM AFRICA
By Shiphra (articolo della primavera 2008)

La verita’, lo sappiamo tutti, ferisce. Un desiderio commune dell’essere umano e’ infatti quello di essere apprezzato. Non importa se lo meriti o no.

Chi e’ accusato – e non accetta quella verita’ su cui si fonda l’accusa – reagisce con ferocia, mentre e’ solo accettando la verita’ che si progredisce nella formazione di se stessi. Quindi anche noi africani – come tutti – dobbiamo saper accettare le critiche, anche quando ci provengono da stranieri, soprattutto se, quelli stranieri, sono quelli che ci assistono finanziariamente.

E’ chiaro che il nostro paese sta attraversando una gravissima crisi. A che vale allora negare la verita’ o tentare di nasconderla, quando la nostra gente soffre? Eppure si arriva al punto che un preminente personaggio africano, si sente legittimato ad insultare diplomatici europei (venuti qui per aiutarci in un processo di pacificazione) definendoli “persone di importanza minore” che dicono cose “irrilevanti”. Ma non sara’ certo con l’arroganza che l’Africa si togliera’ dai guai.

Questo paese e’ travolto da un acceso confronto politico e genti della stessa razza si massacrassero tra loro, dobbiamo chiederci perche’ noi africani ci mostriamo cosi sensibili circa una presunta discriminazione nei nostrli confronti da parte degli europei, quando riusciamo ad essere cosi feroci tra di noi solo per qualche differenza dei rispettivi costume tribali.


L’Africa e’ piena di rifugiati in fuga dalle proprie case. Quando, questo continente, riuscira’ a raggiungere la stabilita’? (…)

Il potere e’ come una una dolce fetta di torta, ma occorre che i nostri rappresentanti politici controllino la propria golosita’ che finisce per portare solo perdita di innocenti vite umane, mancanza di lavoro e incremento della poverta’, senza parlare delle migliaia di persone rimaste senza casa.

Il tutto limita o cancella ogni proposito di sviluppo.



E’ un fatto che l’Europa ci fornisca corretti modelli di democrazia, ci sostenga finanziariamente e si adoperi in continue operazioni di assistenza sociale e umanitaria.

E’ assurdo, scorretto e senza senso che a fronte di tutto questo noi ci si rivolga a loro rudemente intimandogli di non “interferire” nei nostri affari.
Quali “affari”, di grazia? Sono “affari” la corruzione? L’illegalita’? L’ammazzarci l’uno con l’altro?

Se il nostro orgoglio non ci consente di accettare le critiche, allora la nostra dignita’ dovrebbe anche indurci a rifiutare l’aiuto che ci veine offerto. Da che mondo e mondo, le condizioni per alargire denaro, vengono poste da chi lo offre e non da chi lo riceve.

Smettiamola di confondere “l’orgoglio” con “l’arroganza”.

By Shiphra


PS: Tutte le immagini inserite in questo post sono state prese a prestito da vari siti e blog nel web

Non più sangue nel nostro Kenya

NO MORE BLOND IN OUR KENYA!

Tratto da OUT OF ITALY – la voce italiana dall’Africa – N. 76

La fiducia che il Kenya aveva conquistato nel mondo come un paese pacifico e stabile e’ stata compromessa, ma non e’ troppo tardi per restaurare la sua antica gloria perche’ i suoi problemi sembrano ormai risolti. Cio’ che ci si augura e’ che l’accordo raggiunto sia un concreto passo per risolvere la crisi democraticamente a beneficio del popolo del Kenya e non un semplice patto che serva solo a soddisfare gli interessi egoistici e politici. Diversamente sara’ molto facile che quanto e’ accaduto torni a ripetersi.

Il nuovo governo dovra’ seriamente occuparsi delle questioni reali come la poverta’, la terra, l’equa distribuzione delle risorse, la disoccupazione, la corruzione, il tribalismo. Tutti aspetti salienti che per troppo tempo sono stati ignorati. La creazione di pari opportunita’ per tutti i keniani e’ una necessita’ primaria per ridurre l’enorme distacco che separa i ricchi dai poveri.

C’e’ molto da fare specialmente per riconciliare il popolo affinche’ non ceda piu’ alla perversa conflittualita’ etnica. Conforta aver visto che molti volontari hanno prestato senza esitare la loro assistenza agli sfollati, addirittura dando loro ospitalita’ nelle proprie case, senza alcun riguardo alla tribu’ a cui appartenevano.


In un modo o nell’altro, direttamente o indirettamente, la gente del Kenya ha gia troppo sofferto e aspetta con ansia che il suo paese torni alla normalita’. Questa gente si e’ resa conto (spero) di essere quella che ha pagato il prezzo piu’ alto per la distruzione del proprio splendido paese ed ha ora il desiderio di mettere il massimo impegno nel processo di ricostruzione. Il fatto che solo una piccola parte della popolazione sia stata coinvolta negli atti di violenza, fa ragionevolmente ritenere che la maggior parte dei keniani rinneghi la violenza e sia invece aperta alla tolleranza.

Il nostro paese e’ stato a lungo un centro logistico da cui venivano provveduti aiuti alle nazioni vicine dilaniate dalla guerra e la nostra terra e’ servita da rifugio a migliaia di persone in fuga. E’ triste aver dovuto constatare che in questa recente occasione, era la nostra gente a fuggire dalle proprie case.

Un altro aspetto doloroso e’ stato quello di vedere i nostri leaders mostrare ben poco rispetto per chi li ha mandate al potere. Li abbiamo visti esibirsi con presunzione in costosi ristoranti mentre molti loro compatrioti erano costretti a dormire all’addiaccio. Quando la loro gente sanguinava nella sofferenza, avremmo voluto vederli mostrare l’umana sensibilita’ di chi e’ stato posto al servizio del popolo per aiutarlo invece di continuare nelle provocazioni che lo incitavano ad altri massacre. I keniani dovrebbero avere il potere di chiedergli conto di questo comportamento.

Essendo il Kenya una nazione di riferimento per tutta l’Africa Orientale, un suo ulteriore collasso, non solo trascinerebbe nell’instabilita’ l’intera regione, ma coprometterebbe anche gli stessi interessi delal comunita’ internazionale e da questo si comprende perche’ le pressioni esercitate sui nostri leaders, per una rapida soluzione delle loro controversie, siano state esercitate con la massima forza e determinazione.



Di queste pressioni non dobbiamo lamentarci perche’ un Presidente che non voleva concedere nulla ed un avversario che voleva il potere ad ogni costo, e’ solo grazie a loro se il nostro paese non e’ piombato nel baratro. Adesso e’ compito di questi leaders accettare il compromesso e giungere a quelle soluzioni che il popolo si aspetta da loro per recuperare un’assoluta stabilita’.

La soluzione politica finalmente raggiunta, segna un’importante svolta nella terribile crisi che ci ha colpito. Ora e’ tempo di pensare ai problemi dei cittadini. La creazione di inutili commissioni di indagine, non credo sia la soluzione. Il governo appena formato dovra’ invece adoperarsi per essere trasparente, dare conto delle azioni che intende intraprendere e lavorare finalmente per questa Nazione e non cedere piu’ agli interessi egoistici finalizzati ad arricchire se stessi e le tribu’ a cui appartengono.

Cio’ di cui abbiamo anche bisogno sono legislatori capaci di definire ed adottare misure adeguate ad impedire che i fatti avvenuti non si ripetano mai piu’ in futuro. Questo sara’ il solo modo perche’ noi, e l’intera Africa insieme a noi, proceda con passo fermo verso il progresso.



Per tutti i popoli d’Africa, il Kenya dovra’ essere l’ultimo esempio di dove porti l’insensata violenza e di come questa sia capace di distruggere la democrazia faticosamente raggiunta, consapevoli che solo attraverso la democrazia, malgrado la sua apparente complessita’. Si puo’ creare una societa’ libera, giusta e civile.

By Elizabeth Nduta

PS: Tutte le immagini inserite in questo post sono state prese a prestito da vari siti e blog nel web

Fame nera

Articolo tratto dal periodico “PILLOLE DI MALINDI” N.11

Piu’ di 35000 persone del distretto di Lamu, non tanto distante da Malindi, sono vicine alla fame per una estrema mancanza di cibo.


La fame e’ cosi acuta che alcuni residenti di una localita’ chiamata Boni hanno dovuto mangiare per sfamarsi i semi trattati per seminare con conseguenze fortunatamente spiacevoli ma non mortali. Altre zone in simili condizioni sono Witu, Hindi, ecc…

Il governo si e’ impegnato a fare delle donazioni extra e speriamo che esse possano arrivare in tempo e far si che questa povera gente non sia costretta a mangiare tuberi e frutta selvaggia per non morire di fame.

PS: Tutte le immagini inserite in questo post sono state prese a prestito da vari siti e blog nel web

… e finalmente si strinsero la mano…

… E FINALMENTE SI STRINSERO LA MANO…

Articolo tratto da OUT OF ITALY – La voce italiana dall’Africa – N.75

Di Nemo (articolo della primavera 2008)


Condivisione dei poteri al 50%, con equa (speriamo!) ripartizione dei ministeri.

Con un’apposito emendamento alla Carta Costituzionale, e’ stata create la figura del “Primo Ministro” che viene affidata al “leader del partito di maggioranza”, cioe’ Raila Odinga, che, pero’ e’ anche il “leader dell’opposizione” che pero’ ora non e’ piu’ all’opposizione e fara’ invece parte del nuovo governo ed ha quindi, finalmente, accettato la presidenza del suo ex rivale, Mwai Kibaki, chiamato “il leader della maggioranza”, che pero’ guida un “partito in minoranza”…

Nervi saldi, amici!
Bastera’ ricordare che siamo in un paese africano perche’ anche questo rebus – all’apparenza inestricabile – conquisti una sua logica di ferro.

Speriamo che questa contorta definizione (partorita da qualche mente geniale in settimane di trattative in un posto segreto, che pero’ sapevano tutti essere uno dei piu’ lussuosi resort del Kenya) non venga scritta cosi com’e’ nella nuova costituzione senno’ ci vorra’ un esparto di crittografia per decifrarla e sai che casino… sembra un enigma della settimana enigmistica!

Comunque, anche se questa dovesse essere una “pace in armi”, e’ sempre meglio dello sfacelo in cui il paese stava precipitando, sia per il tremendo numero di morti ammazzati e di centinaia di migliaia di profughi, che per lo scempio alla gia’ magra situazione economica del Kenya, che aveva scoraggiato gli investimenti, il turismo e gia’ creato una disoccupazione senza precedenti.

Quindi – ed in ultima analisi – cari leaders, dobbiamo esservi riconoscenti.


Certo, se vi foste decisi un po’ prima, avreste risparmiato tante sofferenze a questo paese, alcune delle quali, hanno gia’ lasciato segni indelebili a cui nessuno potra’ mai piu’ porre rimedio, ma si sa’: la sete di potere e’ una delle peggiori droghe che e’ difficile combattere, altro che le pere di eroina!

Ora voi avete quel potere e presto arrivera’ anche la tangibile e generosa riconoscenza dell’Occidente espresso con la truce faccia di George Washington su sfondo verde o con l’aureola stellata del vecchio continente e il vostro popolo (Dio volendo!) avra’ la pace e la liberta’ di lavorare per consolidare il vostro potere e scovare anche qualcosa da mettere sotto i denti.

Cari leaders, per celebrare il vostro accordo chiudo dedicandovi il testo di una vecchia canzone del grande Alberto Sordi che fa:

“Ve c’hanno mai mannato a quer paese
sapessi quanta gente che ce sta
er primo cittadino e’ amico mio
tu dije che te c’ho mannato io
e va e va…”


By Nemo

PS: Tutte le immagini inserite in questo post sono state prese a prestito da vari siti e blog nel web

Tornare alla normalità


TORNARE ALLA NORMALITA’ – BACK TO NORMAL

Tratto da OUT OF ITALY – la voce italiana dall’Africa – N.76


Si il Kenya e’ finalmente tornato al suo tranquillo tram-tram che – e’ vero – proprio tranquillo non e’.

Siamo tornati a vedercela con il “kitu-kidogo”, con l’esasperante prepotenza dei matatu, con l’impossibile congestione del traffico che paralizza e inquina le citta’, frenando lo sviluppo e turbando la quiete.

Siamo tornati a vedercela con la burocrazia soporifera che frena ed addormenta tutto; con una polizia non sempre collaborativa ed irreprensibile, ma anche con gli splendori di una natura che, di nuovo, possiamo pienamente godere; con la ferrea volonta’ di un popolo che riemerge imperiosa dal dolore e dal sangue e persegue, determinate e caparbia, questa pace che sa essere irrinunciabile alla civilta’ del progresso.

Del resto le ferite che affliggono il mondo, non sono state inflitte solo al Kenya. (…) Sono ferite che narcotizzano antiche civilta’ come la nostra, con la demagogia e la proterva protezione di indebiti privilegi. Ferite che fanno scempio della verita’, sempre piu’ manipolata dai mezzi d’informazione faziosi e asserviti ai centri di potere. Ferite che, all’insegna di triti umanitarismi di maniera, irretiscono popoli di civilta’ millenaria, consentendo che la terra che a loro appartiene sia deturpata da turpi schifezze e sopraffazioni violente che tentano di cancellarne le radici.

Si, il mondo in cui siamo costretti a vivere (…) non e’ certo quella casa idilliaca in cui tutti vorremmo abitare, ma resta l’unico che abbiamo e tutto cio’ che possiamo fare, e’ tentare di migliorarlo, nel nostro piccolo, con le forze di cui disponiamo e con la consapevolezza di tutte le nostre imperfezioni e dei nostri insuperabili limiti.

Il direttore di OUT OF ITALY