venerdì 12 settembre 2008

Sognavo l’Africa, di Kuki Gallmann (1)

“Poche cose mi soddisfano come costruire dal nulla, con i materiali naturali disponibili, uno spazio dove vivere in armonia con il paesaggio intatto dell’Africa.
Deve essere un lavoro d’amore e di comprensione e anche di umilta’, perche’ con la nostra presenza ci intromettiamo nel sistema e nella dignita’ della natura. Quel fattore sfuggente e non qualificabile che e’ la bellezza del paesaggio e il nostro dovere di rispettarla e’ il principio estetico e spirituale che domina la mia mente quando scaturisco qualcosa.”


Kuki Gallmann


Un altro libro che incanta… per la magia del racconto e la poesia della scrittura.

Pagine per immergersi e volare lontano… per quando aveva ancora senso parlare di Mal d’Africa!

Grazie Kuki! Speriam che gli altri tuoi libri siano speciali come questo!

Robix and the books

Nota dell’editore: “Questo libro sembra un romanzo, ma e’ la vera storia di una donna fuori dal commune. Una storia di speranza e di immense coraggio.”

Akong Rimpoche


Dobbiamo cambiare il modo di reagire a cio’ che ci accade.
Perche’ il problema non sta in cio’ di cui facciamo esperienza,
ma nel nostro atteggiamento nei suoi confronti.

Akong Rimpoche

Chakula’s ramadan

Ore sette di sera, il sole correndo chissa’ dove lascia veloce il posto alla luna – siam in molti a fine lavoro radunati allo staff-gate in attesa di uno staff-bus che non arriva…

Mi siedo su un ceppo lasciando scivolare l’attesa, scostandomi dalle bouganville che piacciono tanto anche ai serpenti...

Un kikoi, una maglietta slavata e ciabatte che han visto tempi migliori, niente borsa a tracolla e pochi soldi sotto nella tasca, vorrei poter attirare meno attenzione possibile…

Destinazione notturna nelle vie del centro città, a prendere la nostra razione di chakula’s ramadam, a mischiarci unendoci all’affamata moltitudine muslim che si riversa nelle strade desiderosa di metter qualcosa sotto i denti. È da stamattina all’alba che bevono solo acqua non toccando alcun genere di cibo…

Sembra diversa la città al calar della notte, dove prima c’eran chiassosi ambulanti e carretti traballanti di frutta ora qualche lampada a cherosene illumina gli ultimi shop dalle porte ancora aperte, qualcuno bivacca nell’attesa di chissà che cosa, forse spinto dall’inerzia di un susseguirsi dei giorni che non cambiano mai…

Sotto pochi lampioni mal illuminati si iniziano a intravedere i primi venditori ambulanti, i primi banchetti allestiti alla bene meglio sulla strada e sui marciapiedi – sono per la maggior parte sguarniti, molte mani han gia fatto razzia riempiendo molliccie borse di plastica...

Curioso indico con un dito cio’ che il mio palato ancora non conosce, alternando il dolce al salato. Banchetto per banchetto anche la mia borsa si riempie di samosa, bagia, mshakiki, kaimati, vitumbua, mkate wa sina, mkate wa mofa…



Tuc tuc e si ritorna a casa, per non prendere troppa polvere mangiando sulla strada, per non dare troppo nell’occhio e per dare una scaldata alla nostra chakula da strada

Mungu bariki meza hii (Dio benedici questa tavola)


Al mercato col kikoi, Robato Kazungu



L’abito non fa il monaco, ma sicuramente aiuta a calarsi nella parte.. ed e’ bello poter avere la flessibilita’ di cambiarsi d’abito e adeguarsi al momento, per raggiungere il proprio scopo...

Lo sguardo divertito di alcuni miei colleghi allo staff gate, nei loro occhi un misto di stupore e di simpatia, mi chiedono curiosi dove vado vestito cosi a quest’ora del mattino...


I go to new market, a cercare un present per mamma e papa’, un kanga o un kitenge, da poter usare sulla loro tavola come tovaglia, e cosi poter essere sempre un po’ li’ con loro ogni volta che si siedono per mangiare…”

Mi guardano, non capiscono, un muzungu che veste swahili e che va al mercato nuovo a comprare africanerie come una vecchia mama africana! E che vuole usare un vestito come tovaglia!!! Stamberie da wuzungu!

Rimangono li’, incerti e divertiti, con gli occhi sospesi nell’aria senza saper cosa dire…

Niente borsa a tracolla, solo ciabatte ai piedi e qualche spiciolo nelle tasche sotto al kikoi, e via che si va’ a contrattare e ribattere, con 4 parole in giriama e 10 in swahili…

A ognuno il proprio shopping

Robato Kazungu


Sentenza scritta su uno dei kanga che ho comprato: Mungu in wetu sote.
Che dalla lingua swahili si dovrebbe tradurre: Dio per noi tutti.

Acqua o Coca-cola?

Me l’hanno spedita tempo fa via email… come l’ho ricevuta la giro, e la incollo nel blog. Buona lettura!!! Uomo avvisato, mezzo salvato… e pensare che qui per la soda I bambini poveri diventano matti!!! Arriva il muzungu con la soda!!! Provare per credere… ma chi glielo dice che fa meglio bere un bel bicchiere d’acqua?


ACQUA
Un bicchiere d'acqua toglie la sensazione di fame durante la notte per quasi 100 % delle persone in dieta. È quanto dimostra uno studio dell'università di Washington.

La mancanza d'acqua è il fattore n° 1 della causa della fatica durante il giorno. Studi preliminari indicano che da 8 a 10 bicchieri d'acqua al giorno potrebbero alleviare significativamente i dolori di schiena e nelle giunture nell'80 % delle persone che soffrono di questi mali.

Una semplice riduzione del 2% di acqua nel corpo umano può provocare incoerenza nella memoria a breve termine, problemi con la matematica e difficoltà nel focalizzare lo schermo del computer o una pagina stampata.

Bere 5 bicchieri d'acqua al giorno diminuisce il rischio di cancro al colon del 45 %, può diminuire il rischio di cancro al seno del 79 % e del 50 % la probabilità che si sviluppi nella vescica.

Tu stai bevendo una quantità giusta di acqua ? Dovresti e tutti i giorni!


COCA COLA


In molti stati degli USA le pattuglie ferroviarie caricano due galloni di Coca Cola nel portabagagli per usarli nella rimozione di sangue sulla strada dopo un incidente.

Se si mette un osso in un contenitore con Coca Cola, l'osso si dissolverà in 2 giorni.

Per pulire il Water: versarvi una lattina di Coca Cola e lasciar 'riposare' un'ora poi tirare l'acqua.

L'acido citrico della Coca Cola rimuove le macchie nelle stoviglie.

Per togliere le macchie di ruggine dal paraurti cromato delle auto, strofinare il paraurti con un pezzo di foglio di alluminio, (quello che si usa per incartare gli alimenti), bagnato con la Coca Cola.

Per ripulire oggetti corrosi da perdite di batterie di automobili, versarvi sopra una lattina di Coca Cola e lasciarla sulla corrosione.

Per poter togliere una vite corrosa, applicarci sopra uno straccio bagnato di Coca Cola e lasciarlo per qualche minuto.

Per togliere macchie di grasso dai vestiti, versare una lattina di Coca Cola nella lavatrice con i panni sporchi di grasso e aggiungere il detersivo. La Coca Cola aiuterà a togliere le macchie di grasso.

La Coca Cola aiuta anche a pulire il parabrezza delle automobili.

Per nostra informazione:
L'ingrediente attivo nella Coca Cola è l'acido fosforico. Il suo PH è 2,8 e dissolve un'unghia in 4 giorni circa.

L'acido fosforico inoltre ruba il calcio delle ossa ed è il maggior contribuente all'aumento dell'osteoporosi. Alcuni anni fa si fece una ricerca in Germania per ricercare il perché dell'apparizione dell'osteoporosi nei bambini a partire dai 10 anni (pre-adolescenti). Risultato: eccesso di Coca Cola, per mancanza di controllo dei genitori.

I camion che trasportano la Coca Cola vengono identificati con la scritta MATERIALE PERICOLOSO, che è riservata per il trasporto di materiali altamente corrosivi.

I distributori di Coca Cola la usano per pulire i motori dei loro camion da almeno 20 anni.

E, ancora: La Coca Light è stata considerata sempre più, per i medici e i ricercatori, come una bomba ad effetto ritardato per colpa della combinazione Coca + Aspartame, sospettata di essere la causa del Lupus e dei dolori degenerativi del sistema nervoso.

E per finire, mia cognata che fa l'assistente ad un dentista, consiglia di NON lavarsi mai i denti dopo aver bevuto la Coca Cola perché toglie tutto lo smalto, e lo toglie per sempre!


Una domanda, ora: 'Vorresti un bicchiere d'acqua o uno di Coca Cola?'

giovedì 4 settembre 2008

a volte i clienti...

30 agosto 2008

Ci son dei clienti che fan la differenza, che ti fanno affrontare la giornata di lavoro con la gioia e il sorriso, che ti donano allegria..

Quando li vedi partire senti che hai condiviso qualcosa con loro, qualcosa di bello…

Nei loro occhi e nelle loro strette di mano li senti felici di ciò che hanno vissuto. E questo è il regalo più grande che ti possono fare.

Grazie. Grazie a voi. Vi ringrazio per l’opportunità che ho avuto di conoscervi.

Asante sana!!! (grazie tante!!!)

Beach Boys, l’arte di importunare facendo business


Perche’ non tutte le mattine ci si sveglia uguali, delle volte si ha l’energia del sorriso e tutto scivola via, altre volte basta una virgola e ti viene il pelo dritto…

Neanche i masai da spiaggia li sopportano. Incubo per molti residenti, fanno invece la felicita’ d’altrettanti turisti: souvenir, safari, escursioni, fumanze e malaye. Di tutto e di piu’, chiedi (a loro) e ti sara’ dato. Sono i beach boys, i ragazzi da spiaggia. E malindi, come in tutta la costa turistica del Kenya, ne e’ piena.

Sfacciati procacciatori di business, sono abili importunatori della quiete in spiaggia (se si limitassero solo alla spiaggia i procacciatori… qui i procacciatori sono ovunque e in tutte le forme! Dal mercato alla strada…)


Parlano volentieri l’italiano maccheronico, dicono “mamma mia” e “ciao mozzarella” (I bambini invece imparano il “ciao caramella”). Magari ti cantano anche un pezzettino di una qualche canzone made in italy, e ti sanno dire anche i nomi di alcuni calciatori italiani e la loro lingua economica e’ l’euro.

Li vedi e li riconosci subito: spesso indossano magliette di un qualche giocatore di calcio o di una qualche pubblicita’ italiana, o parte del vostro vestiario che gli avete regalato prima di ritornar in Italia.


Noi del Bel Paese siamo la loro passione: spendaccioni poco furbi, spendaccioni che pensano di fare dei grandi affari.

Ciao amico! – (il mio silenzio)
Ciao amico! – Jambo…
Come stai? – Muzuri kabisa
Andiamo a fare un giro? C’e’ il safari blu – Hakuna safari, I am a resident…
Ci sono tanti pesci, si mangia aragosta alla griglia – have a good job…
Aspetta ma dove vai? – have a nice day…
Ma perche’ vai via, non ti piace proprio nulla? – kwaeri rafiki…
(…il mio silenzio, si cammina avanti senza voltarsi…)


Delle volte li schivo, altre volte mi guardano e capiscono che con me non c’e speranza di business, altre volte si avvicinano e cercano di camminarmi a fianco per qualche metro, poi mi fermo improvvisamente, e allora mi guardano incerti e sconsolati, invece per i piu’ invadenti e fastidiosi, per i veri importunatori da spiaggia (e da citta’!), se non mi molla, e’ pronto sulla lingua anche un “I am sorry, but please, you don’t brokes my ball”. Se ancora non la smettono e iniziano la loro tiritera che “noi italiani veniamo qui a scopare le loro donne”, parte diretto un “kwenda zako”, ma sino a quest’ultima frase, fortunatamente, non son mai arrivato, perche’ e’ come mandarli a fanculo in lingua swahili (se lo si dice in tono non amichevole).



Lo so, e’ il loro lavoro, cercano di fare il loro business e di guadagnarsi da vivere, come tutti del resto, ma c’e’ un limite a tutto, e il rispetto dovrebbe essere la prima regola. Perche’ loro non sono i veri lavoratori, son organizzatori il piu’ delle volte poco affidabili, raddoppiano il piu’ delle volte i prezzi e sfruttano soltanto i loro contatti… sono degli smanettatoni.

Poi delle volte ti capita di incontrarne qualcuno di “sano”, gentile e rispettoso… ma e’ trovare una goccia nell’oceano…

Buon lavoro a tutti!