martedì 11 novembre 2008

Proverbio nilotico






Proverbio nilotico (Uganda)

Gli anziani sono il fuoco del villaggio, senza di loro non c'è luce


Tratto da AFRICA 5 – http://www.nigrizia.it

lunedì 10 novembre 2008

Jiggers (parte 2)















Spulciando nel web alla ricerca di informazioni su questo cacchio di jiggers, mi son imbattuto in una pagina che mi ha commosso…

Tratto da http://www.mediconadir.it/


La Tunga penetrans è una piccola pulce tropicale la cui femmina vive affondata nello spessore della cute dell'ospite. Il parassita è facilmente rinvenibile all'interno della cute e penetra nel suo spessore dai piedi. Suini, capre e cani fungono da serbatoio.
La femmina si nutre di sangue ed il suo addome, ripieno di uova, si arrotonda e si accresce sino ad assumere un aspetto globoso. Ne segue una lesione infiammatoria estremamente dolorosa e pruriginosa. Le uova vengono rilasciate attraverso un piccolo orifizio che si forma sulla parete del nodulo che accoglie il parassita.
L'infestazione si contrae camminando a piedi nudi su terreni contaminati e le lesioni, il più delle volte multiple, sono facilmente punto di ingresso per altri agenti patogeni, come il tetano o i miceti.

Per asportare il parassita si utilizza un ago sterile con il quale si allarga la zona di ingresso, spesso purulenta delle tunga, per riuscire ad operare pazientemente l'asportazione in toto della “cisti” globosa. Una volta asportato il parassita con le sue uova occorre applicare prodotti ad attività adulticida e/o larvicida (esempio il benzile benzoato) e tenere al riparo con utilizzo di garze la zona colpita dall'infezione. Il trattamento va ripetuto per alcuni giorni cercando di operare contemporaneamente sull'ambiente che il paziente frequenta.

A tutt'oggi sono state descritte dieci specie del genere Tunga (Insecta, Siphonaptera) e due sono state osservate nel genere umano e nei principali animali domestici: T. penetrans e T. trimamillata. Viste le caratteristiche ambientali del Burundi e vista la difficoltà di intraprendere studi sul posto, mi è stato proposto di raccogliere campioni di pulci penetranti per potere valutare la possibilità di rilevare altre tipologie nell'uomo, oppure di confermare ciò che già si conosce.

Alla richiesta la mia reazione è stata superficialmente (credo come per chiunque mastichi poco e male la parassitologia e conseguentemente reagisca sull'onda della sua ignoranza) caratterizzata dal sorriso: dovevo portare come souvenir dal Burundi delle pulci! Tutti coloro che hanno spartito con me la richiesta non hanno potuto trattenere le risate… Mama Daphrose credo stia ancora ridendo, in quanto come dice lei: “Almeno di quelle siamo ricchissimi!! La cosa importante è che non si sparga la voce che tu in qualche modo compri le pulci, perché rischieremmo di avere la ressa davanti al cancello dell'ospedale”.


Il sorriso che mi aveva accompagnato al pensiero di raccogliere pulci è immediatamente svanito alla vista dell'effetto devastante che questi minuscoli insetti provocano sulla cute dei soggetti infettati, soprattutto se quei soggetti sono bambini, come mi è capitato nel momento in cui ho osservato prima la deambulazione equina e poi i piedini di Zaccaria.

Zaccaria è un bimbo di 7 anni che vive in una minuscola casetta di fango e sterco vicino all'ospedale, vive con la mamma ed una sorella maggiore di età, è un bambino estremamente vivace, animato dalla curiosità e dall'intelligenza di chi deve ancora scoprire il mondo, di chi nei pochi anni di vita che ha avuto a disposizione ha già dovuto imparare ad arrangiarsi per sopravvivere. I suoi occhi sono terribilmente penetranti, acuti, profondi; il sorriso dominato dal passaggio dalla prima dentizione a quella definitiva gli disegna sul volto un'espressione talmente simpatica da divenire irresistibile; se poi si aggiunge la carica affettiva che con grande sapienza sa esprimere ……… il risultato diventa un pensiero unico: “quel bambino me lo vorrei portare a casa, vorrei poterlo aiutare……… vorrei cambiargli il mondo perché potesse vivere come merita” ………. “A lui toglierò le pulci, lui mi darà quel materiale così prezioso per i nostri scienziati, lui verrà curato e almeno per qualche tempo potrà camminare e correre senza provare dolore e prurito………… in cambio gli comprerò le ciabattine, gli darò il sapone e tante, tantissime caramelle ……. Magari una maglietta……… però non ho magliette della taglia giusta, non importa, almeno può cambiare quella specie di straccio che chissà da quanto tempo e per quanto altro tempo ancora funge da abito”.

Mama Daphrose continua a ridere, non riesce a capire come quel ragazzino dall'aria furbetta mi abbia tanto colpito, dice che il mio lavoro è assolutamente inutile, se non per la mia ricerca, che comunque le pulci una volta tolte torneranno nel giro di un attimo, che lui continuerà a non portare le scarpe, a non lavarsi, e che nel giro di qualche settimane il mio lavoro sarà annullato completamente………….. può darsi, sicuramente ha ragione lei, però se anche solamente per una notte riuscirà a dormire senza dolore e prurito ai piedini, io sono felice, non è forse vero che il “tanto-tanto sta nel poco-poco”?

Seguendo i consigli del prof. Pampiglione che mi aveva incaricato della raccolta-pulci, mi sono ben guardata dall'eseguire “l'intervento” seguendo solo le mie cognizioni teoriche e ho chiesto aiuto ad un signore del luogo di nome Diomede che lavora presso il cantiere; lui ridendo per l'insolita richiesta, con la sapienza che nasce dall'esperienza diretta, si è apprestato non senza orgoglio ad intervenire e ad insegnarmi. Io ho fatto “l'assistente”, gli ho procurato un secchio d'acqua, ho “sterilizzato” una spilla da balia e mi sono accovacciata di fianco a lui pronta a raccogliere le pulcettine nelle mie provette ripiene di alcool a 75°.

I piedi di Zaccaria erano un vivaio di pulci, ad ogni rigonfiamento grondante materiale purulento corrispondeva una cisti globosa piena di uova e della relativa pulce penetrante che con grande disinvoltura aveva trovato un habitat perfetto alla sua sopravvivenza e alla sua proliferazione. Diomede, dopo avere accuratamente lavato la zona incriminata, ha iniziato ad aprire con molta delicatezza i rigonfiamenti, la punta dell'ago annaspava nella cute ……. Ecco, quello che prima sembrava un rigonfiamento, ora era una masserella globosa e biancastra contrassegnata da un puntino nero …… eccole le famose tunga! Con pazienza e mano ferma cerca di estrarre la formazione senza romperla, ci riesce e me la porge come un trofeo che io con un po' di soggezione faccio scivolare nella provetta.

La reazione di Zaccaria a quell'operazione sicuramente dolorosa mi ha scioccato: non una lacrima, non un lamento, anzi sguardi pieni di affetto e di riconoscenza! Il solo stare seduto sulla poltroncina sotto quel portico che tanto lo attrae e che usualmente vede dal di là della sbarra, gli da un'aria principesca, sembra che il solo fatto di godere di quel momento lo ripaghi e gli mitighi il dolore fisico che prova in quel momento.

Ripulite le estremità da tutti quei parassiti, mi metto all'opera io con garze e disinfettante: ammetto che mi sento orgogliosa! Il bimbo ha un piccolo sussulto al primo contatto con la garza imbevuta di benzile benzoato diluito accuratamente, poi si lascia andare ed assapora anche solo l'idea di essere curato: percepisco la sua gratitudine e la sua felicità, di rimando non posso esimermi da esprimere le stesse emozioni !

La medicazione è terminata: ora non è più a piedi nudi, ma gli ho approntato due “calzerotti” di garza e lui si sente un re, si dirige verso la sbarra e si riunisce ai ragazzini che da fuori lo osservavano forse un po' invidiosi del piccolo privilegio di cui aveva goduto e ……… mostra con orgoglio i calzari che denunciano l'interesse di una muganga, oltretutto muzungu, nei suoi confronti! L'appuntamento per la 2° medicazione lo fissiamo per il giorno successivo. Appuntamento al quale arriva con qualche ora di anticipo: è piacevole sentirsi attesi ed essere un pochino coccolati!

Ogni giorno la sua deambulazione migliorava, sino a che tolte le garze e sostituite con le ciabattine che avevo comprato al mercato di Ngozi, finalmente lo vedo correre poggiando completamente le piante dei piedi al suolo: che soddisfazione! Durerà un giorno ? una settimana ? duri quel che vuole, ma ora non zoppica più e non dimenticherò mai quegli sguardi carichi di gratitudine che da quel momento non mi hanno più abbandonato …….

Se non al momento della mia partenza, quando si sono trasformati in espressione di grande tristezza …….. in quel momento i suoi occhi vivaci si sono riempiti di lacrime: il dolore fisico lo si supera, anzi non lo si sente neppure, ma ……… il bambino è uscito al momento della separazione! Te lo prometto caro Zaccaria: tornerò e molto presto!! (ndr: diario)

http://www.mediconadir.it/sud_del_mondo_3.htm

Jiggers (parte 1)

L’Africa ha sempre qualcosa da mostrarti o da regalarti, un panorama da ammirare, un animale da fotografare, una lezione di vita da imparare, il sorriso di un bambino da ricordare, il gusto dolce di un mango da assaporare … se la sai ascoltare, puoi sentire il suono primitivo della vita pulsare, il suono della vita che semplice si manifesta e scorre…

L’Africa pero’ non e’ una fiaba della Walt Disney da raccontare o un libro fotografico da sfogliare, l’Africa e’ un’esperienza da vivere, qualcosa da rispettare, certe volte anche da temere…

E cosi, terminato il mio safari, ho scoperto cosa e’ un jiggers.

Il jiggers (nome scentifico Tunga penetrans) e’ una piccola pulce tropicale che vive in terreni aridi e polverosi, e come tutti i parassiti, cerca un ospite per farsi adottare, nutrendosi nel suo sangue. Ama infilarsi sottopelle, preferendo le zone esposte dei piedi, specialmente quelle vicine alle unghie. Al momento della penetrazione nella cute si può anche non avvertire nulla, in seguito comparirà un piccolo puntino nero. Dopo qualche giorno si sviluppa una reazione infiammatoria, con produzione di pus attorno al parassita, che intanto si ingrossa e cerca di liberare le sue uova. Se la pulce non viene estratta o la zona viene mal curata o trascurata, si va incontro a problematiche ben più serie (tungiasi).

Fortunatamente compare il puntino nero. Poi basta un’ago o una pinzetta sterile. Una cosa semplice e veloce.

Agli africani basta una spilla da balia, alcool e della parafina, ma a me muzungu, una visita dal dottore me la posso certamente permettere…

E cosi, sotto gli sguardi divertiti dei miei colleghi (un muzungu che ha preso un jiggers!) andare dal dottore per rimuovere e disinfettare, per aver un risconto che va tutto bene, tornando a casa con del betadine spray da applicare (un semplice battericida) e un cerotto per coprire, con un’esperienza sulla pelle per imparare e da ricordare…

Tra ignoranza e curiosità vado in internet a cercar di cosa si tratti, digito jiggers e avvio il motore di ricerca, l’Africa regala sempre qualche nuova sorpresa…

Roby Rob

Barack Obama Day




Girar per le strade del centro, a meta’ mattina ancora lucchetti e catenacci a chiuder le porte dei negozi… non che qui l’orario di apertura sia una regola da rispettare, se viene scritto e’ piu’ per formalita’ che per efficenza di servizio…

Ma io non lo sapevo, e come potevo saperlo? Tutti questi negozi chiusi…

Public holiday, giorno di festa, e’ il Barack Obama Day!!!

Quindi a festeggiare non son solo gli americani e gli amici di merenda, ma tutti i kenioti, tutti gli afro-americani (o “abbronzati”, per come la vede scherzosamente il nostro Cavalier… che figura da cioccolatai!!!)

Una delle frasi che sento piu’ spesso dire dai kenioti e’ che “Barack Obama e’ l’esempio che nella vita tutto e’ possible!!!”… e questo e’ vero, credere e’ potere.

E quindi si crea un momento di festa, c’e chi offre soda da bere o carne alla griglia da spiluccare, oggi e’ un gran giorno da ricordare!

Perche’ nelle vene del neoeletto Presidente degli Stati Uniti scorre sangue made in Kenya e suo padre (della tribu’ Luo) proviene da un minuscolo villaggio nemmeno segnato sulle mappe… ok per il Kenya in festa, ma la Nigeria? Cosa c’entra la Nigeria? Perche’ mai organizzare 5 giorni di festa? Stramberie del sole equatoriale…


Goliardicita’ Africana, calore e senso di appartenenza… e siccome tutto fa brodo per creare un nuovo business, c’e chi cavalca l’onda dell’entusiasmo per tirar su qualche spicciolo: metter ovunque la faccia di Obama.

E cosi spuntano cd e dvd musicali col nome del nuovo Presidente, la sua faccia ben stampata in copertina, una canzone che inneggia alla liberta’ e alla possibilita’ di farcela nella vita… magliette, e chissa’ quanti altri gadget per cavalcare l’onda di questo storico successo…

Welcome to Kenya Obama, ma quali promesse hai mai fatto in Kenya per veder tutti i keniani cosi contenti? E’ solo senso di appartenenza e orgoglio nazionale? Poi c’e anche chi se la ride dicendo che ci saranno biglietti gratis e passaporti per tutti per andare in America… che il sogno di speranza e di riscatto continui!!!

E complimplimenti per l’ironia del nostro Premier…

rrr

Quante cose…



Quante cose… è da un po’ di tempo che non mi metto a imprimere la memoria sull’alfabeto della tastiera… il tempo vola e ci trascina dentro il turbine degli eventi, per poi arrestarsi e aspettare, assimilare e scandire… e cosi eccomi qua a cercare di metter in fila i piu’ dispari pensieri.

C’è un safari tra la polvere e i masai, c’è una giornata al fiume tra gli ippopotami e i pescatori, c’è una Malindi tra il lavoro la spa e i clienti, c’è una Malindi by night dei divertimenti…

Ci son i pirati somali che assaltano le navi in mare e l’Obama Day da festeggiare...

Ci son gli apostrofi e gli accenti, le virgole e le parentesi, i punti a capo e quelli di sospensione… c’è un’esperienza da vivere e un mondo da esplorare... non c’è inizio ne fine, solo un intreccio di situazioni, una matassa da districare…

Piu’ il tempo passa e piu’ ci si addentra...

Ottobre, un mese di ricchezze, come puo’ esser ricco ogni giorno della nostra vita...

rrr

Notti africane, di Kuki Gallmann

Scritto da Kuki Gallmann e tratto dall’introduzione:
Quando siedo con mia figlia intorno al fuoco di un campo, o davanti al nostro comani di Kuti, e il silenzio della notte africana è pieno delle voci di milioni di grilli e interrotto da una iena lontana, dal ruggito di un leone, o dai nostri cani che abbaiano all’improvviso a ombre di elefanti, il momento è giusto per ricordare le avventure del passato, coloro che abbiamo amato, e per raccontare le loro storie.


Tratto dal retro copertina:
Notti africane non è un romanzo, ma la storia di una donna che sembra esser al protagonista di un romanzo. Dalla quieta atmosfera di Venezia al feroce incanto dell’Africa, la storia appassionante di un’italiana in Kenya. affrontando grandi tragedie personali e difficoltà di ogni genere, l’autrice ha trovato la forza di continuare e di trasmettere alla giovane figlia la propria straordinaria fede nella vita. Perché, come scrive la stessa Gallmann, “come le maree, andiamo, veniamo, lasciando la memoria delle nostre orme sulla dura superficie della nostra vita”.


Dalla mia penna:
Una serie di racconti e di ricordi in cui trapela l’amore per l’Africa e le sue creature, per una terra selvaggia e ricca di avventure… una grande scrittrice che sa trasmettere l’emozione della vita. Mai banale e mai scontata, un altro libro da custodire nelle pagine del cuore.

Il Salto, di Nadine Gordimer


Un altro libro che parla di storie di vita africana… una bella penna per una scrittura ricercata… ma preferisco la semplicità di chi dedica più energia alla ricerca dell’esperienza che chi predilige la ricerca nella bella e a tratti artificiosa scrittura…

Roby and the books


(…) un funerale minuziosamente preparato e’ molto importante per i neri; basti guardare come si privano del poco che hanno, nel corso della loro vita, per poter versare le rate a un’impresa di pompe funebri in modo da non compiere l’estremo viaggio in legno di bosso verso una fossa anonima. La giovane moglie e’ incinta (naturalmente) e un altro bimbetto, con un paio di scarpe rosse molto piu’ grandi della sua misura, le si stringe contro sotto il pancione sporgente. E’ troppo piccolo per capire cos’e’ successo, quello di cui e’ testimone quel giorno, ma non piagnucola ne’ gioca; e’ solenne senza sapere perche’.
I neri espongono i bambini a tutto, non li proteggono dal timore e dal dolore come fanno i bianchi con i loro. E la giovane moglie a scuotere il capo e a piangere come una bambina, singhizzando sul petto di questo o quel parente.

Tratto da Il Salto, di Nadine Godimer

Nadine Gordimer, nata nel Transvaal in Sudafrica, nel 1923, ha ricevuto il premio Nobel per la letteratura nel 1991.