mercoledì 28 gennaio 2009

Tiwi (parte 1)





Due giorni off da spendere, una meta da individuare, Tiwi, south cost, lunghe spiagge bianche dove metter i piedi sulla sabbia e tante palme a cui appoggiarsi per guardare il mare…

Tiwi… la località in se’ non e’ eclatante, ma se srotolo le immagini della memoria affiorano tante piccole cose preziose che riempiono gli occhi e che scaldano il cuore…

Le onnipresenti scimmiette che senza troppo timore vengono a far sosta in veranda (le piu’ audaci si spingono sin dentro al cottage!) aspettando (o rubando!) qualcosa da mangiare. E allora mano al coltello e lanci lunghi di buccia di mango, un pezzo a te e un’altro a te, cani gatti oche scimmie e uccelli, in un bestiario di occhi suoni e colori…

Gli slanci di sole e gli spruzzi improvvisi di pioggia …

Il vento dell’oceano che soffia impetuoso…

I venditori di frutta pesce e verdura che in bicicletta vengon a trovarti sino alla veranda del cottage con le loro ceste piene di poche cose da vendere…

Comprare due grossi granchi (vivi!) e andare al ristorante a fianco e chiedere se li possono cucinare per cena… ok, 400 scellini, affare fatto!

Il nulla circondato dal nulla, la quiete (e per certi versi anche l’insicurezza) di non veder in giro nessuno… solo spiaggia e bush a tener compagnia alle strisciate di serpenti sulla sabbia…

Il massaggio sotto l’ombra di un capanno in spiaggia che sfida i granelli di sabbia… mani ruvide che raccontano la vita nel bush e olio di cocco di chissa’ cosa per un’ora di dolce relax pomeridiano…

E la notte di buio e silenzio, la notte che si accende dipingendo nel cielo una moltitudine di stelle che brillano alte nel cielo…

E il giorno dopo… il fiume i baobab la moschea…

Appena arrivato a Tiwi tutto questo non potevo ancora saperlo, dovevo ancora viverlo, grazie Tiwi, la tua semplicita’ riempie gli occhi e scalda il cuore…

Robato on the road


La notte e lo squittio dei ricci


Si dice cosi? I ricci squittiscono?

Nella notte, a farmi compagnia fumando l’ultima sigaretta del giorno, lo squittio dei ricci.

Li vedi correre come palle pungenti nell’erba del giardino col loro buffo musetto circondato l’aculei, si rincorrono, si corteggiano, squittiscono il loro amore annusando l’aria e il sedere della femmina… ogni tanto uscendo di casa in ciabatte si rischia di calpestarne uno, ma sempre meglio un riccio che un serpente del bush…

E poi sei lì e lo vedi, lo striscio che striscia, a terra, veloce, furtivo, askari! Ma il serpente è più veloce delle mie parole…

E’ ricca la notte in Africa, e buia si riveste di suoni, rumoreggi e canti d’amore…

Un cd di musica che consiglio di ascoltare e che ogni tanto fa da sfondo all’ultima sigaretta notturna: Patrizia Laquidara: “Funambola” (2007). Un cd che merita e che fluisce leggero nella notte...

Buon ascolto, Rob

martedì 27 gennaio 2009

Impronte sulla polvere


Tante piccole impronte di piedi sulla polvere accompagnano orme di caprette saltellanti venute a mangiucchiare qualche tenera foglia… e i miei piedi in ciabatte si mischian ai belati trasportati dal vento…

Gennaio 2009, villaggio di Mambrui: tanti jambo e molti sorrisi

Paolo Nori, “Niente”


[NIENTE]

Io non ho niente,
ma questo niente che ho e’ una gran leva

Paolo Nori, tratto da “La vergogna delle scarpe nuove”

Dinosauri


Dinosauri. Quando ne vedi uno subito lo riconosci. Sono cio’ che e’ rimasto di un tempo ormai passato e dimenticato… Coloro che vivono in un tempo non piu’ loro. Persone che vivono un presente che non gli appartiene.

Ieri a Malindi ho visto uno di questi dinosauri: un’anziana signora vistita in abiti tradizionali che camminava in centro citta’ con il seno scoperto, agilmente sgambettante con le tette di fuori…

Ormai non se ne vedono piu’ di queste scene, di questi personaggi, di questi irriducibili dinosauri… la civilizzazione e il progresso, il commercio e le mode, il desiderio di nuovo scansando il vecchio hanno fatto si che i dinosauri si estinguessero, ma non son scomparsi del tutto, qualcuno ancora vive tra noi…

Attraversava la strada con passo sicuro, veloce sulle sue gambe, gli abiti lisi e a piedi scalzi, ruga su ruga in un mosaico di fiera bellezza, lo sguardo vispo e lucente che gli faceva brillare gli occhi.

Dinosauri. Con lo sguardo seguo i suoi passi e mi lascio attrarre dalle sue movenze, e’ bella come il sole, fiera e semplice, figlia di un tempo ormai dimenticato…

Possa la sua memoria vivere per sempre.

Con lo sguardo fotografico, Rob

Hermann Hesse, "Vagabondaggio"


"Noi viandanti siamo tutti così. La nostra smania di vagabondaggio e di vita errabonda è in gran parte amore. Il romanticismo è per metà niente altro che attesa dell’avventura. Ma per l’altra metà esso è impulso inconsapevole a trasformare l’elemento erotico. Noi viandanti siamo abituati a coltivare desideri amorosi proprio per la loro inappagabilità e quell’amore che apparterrebbe alla donna noi lo dissipiamo profondendolo al villaggio e alla montagna, al lago e alla voragine, ai bimbi sul sentiero, al bove, al prato. Noi liberiamo l’amore dall’oggetto, l’amore da solo ci è sufficiente, così come nel nostro vagare non cerchiamo la meta ma solo l’essere in cammino."


Hermann Hesse, "Vagabondaggio"

Intorto sul matatu


Matatu per Mombasa, ore 7:30 del mattino. A fianco del driver due posti liberi, son seduto in quello vicino al finestrino, al mio fianco siede Carol.

I due posti risultano stretti tra i miei 86 kg di carne e la sua abbondante rotondità africana, gomito a gomito affrontiamo due ore di buche rallentamenti sorpassi e strombazzamenti.

Jambo, my name is Carrol, what’s your name?

Sembra presa dal desiderio di comunicare, parla con tutti e si informa di tutto. Lascio uscire quattro parole stiracchiate e distratte, soprattutto disinteressate, cosa vuole questa chiaccherona di primo mattino? Lo scopriro’ poi dopo...

I miei occhi son pieni di sonno, una buca e una curva, il suo peso contro il mio, una buca un colpo di clacson, la sua gamba contro la mia, una buca e un sorpasso, la sua mano che scivola e incontra il mio ginocchio…

Fianco contro fianco spalla contro spalla, musica che scivola nelle mie orecchie, il mio sguardo corre lungo la strada, oltre il finestrino oltre gli imponenti baobab che disegnano l’orizzonte e si perdono in lontananza…

What you do? Where you go?

Lavora presso una villa di italiani a Malindi, sta andando nella sua casa a Voi ed appartiene alla tribu’ Taita. Come molte ragazze Taita e’ carina, una bella giovincella dai dolci tratti, oltretutto e’ socialmente simpatica, ma ora, delicatamente e discretamente, mi ha messo una mano sulla gamba...

Ci sta provando, sorprendentemente con stile, con destrezza quasi all’europea, non come una delle tante malaye (prostitute) che circolano in Malindi alla ricerca del muzungu di turno, Carol ha un suo stile, gentile e garbato, ma e’ mattina e l’ultima cosa che mi frulla nella mente e’ di esser intornato su un matatu...

Carol diabolica e scaltra Carol, scendo a Mombasa e buon proseguimento, mi volto e la folla della stazione dei matatu ha gia’ inghiottito le sue mani lunghe e la sua rotonda sinuosita’ africana... bye bye

Robato on the road