martedì 16 settembre 2008

Buon onomastico!

Seppur la tecnologia informatica avvicina le persone distanti migliaia di kilometri, è sempre una gioia immensa e inaspettata vedersi recapitare una busta con le lettere scritte a penna.

Inchiostro su carta, inchiostro che sgorga dall’anima per nutrire il cuore.

Grazie mamma e papà! Grazie per l’augurio di buon onomastico! Come ogni anno al 17 settembre!


Questa volta le poste non hanno ritardato, la lettera non è andata persa in qualche anfratto, la busta non è stata aperta per vederne il contenuto… allora grazie mille anche alle poste, che ogni tanto funzionano a dovere! E che avvicinano le persone…

Beata tecnologia, beata calligrafia!

Un abbraccio,

Roberto

Sensi di viaggio (1)

Non e’ vero che i viaggi avvengono nella testa, che si puo’ viaggiare rimanendo a casa, che si possono fare viaggi stupendi con la mente. No, non e’ vero. Il viaggio nasce nella testa, matura, ma per esistere ha bisogno di assorbire linfa attraverso i sensi, toccare, sentire, annusare, assaggiare. Quello mentale e’ un sogno, non un viaggio.

Tratto da “Sensi di viaggio”, di Marco Aime’ (Edizioni Ponte alle Grazie)


domenica 14 settembre 2008

Il sorriso dei bambini

I bambini… potrei stare ore e ore a osservarli.

Giocare all’hula hop utilizzando un vecchio copertone da bicicletta…
Ricavare una macchinina da un vecchio contenitore in plastica per l’olio…

L’inventiva non muore mai quando si è bambini, ne in Africa ne in Italia, perché tutti loro sono mossi da una incontrollabile curiosità e da una irrefrenabile vitalità.

E allora penso a quando ero piccolo, ai miei giochi in spiaggia o in cortile, dove tutto era possibile, saltare arrampicarsi cercare costruire… con l’inarrestabile voglia di esplorare e di conoscere, di vivere, di giocare, di essere bambini…

Anni indietro scrissi una cosa che faceva più o meno cosi:

Giocano bambini nella traiettoria infinita dell’eterno spazio del giocare.

Peccato che da adulti smarriamo questa capacità d’essere… schiacciati dal peso delle preoccupazioni, delle responsabilità, dei diritti e dei doveri, dalla vita.

Evviva a tutti i bambini del mondo! Che con la loro innocenza non sono mai colpevoli di nulla!

E poco importa se tanti di questi bambini che girano e incontro per strada mi corrono dietro urlandomi “caramella” o che diventano matti (when they see a muzungu, they start to became crazy!) quando vedono che sono muzungu…nei loro sorrisi e nella loro vitalità c’è la forza e la speranza di andare avanti e di gioire.

Beata l’età dell’innocenza!
PS: nelle immagini i bambini della citta' vecchia di Mombasa

Il pallone da calcio

Sport popolare per eccellenza, si sa che il calcio unisce (e divide) molte persone al mondo. Ovunque ci si trovi, Italia, Europa, Asia, America, Africa, ci sono e ci saranno sempre ragazzi (più o meno cresciuti) che tirano calci ad un pallone per mandarlo in rete…

E sempre ci sarà sullo schermo di qualche televisore (privato o comunitario che sia) una qualche partita di calcio da guardare, una qualche squadra da tifare, un qualche pallone per cui gioire…

Lo considero un privilegio essere qui in Africa come spettatore silente, a osservare questo fenomeno planetario che è il pallone, che riesce a unire e a dividere i cuori, che riesce a fare gruppo divertendosi.

Qui non ci si scanna ogni domenica allo stadio – perché non esistono stadi, ma campi e spiagge! Non ci sono treni speciali o fermate di pullman all’autogrill dove andare a manganellare l’avversario – nessuno avrebbe i soldi per diavolerie di questo genere! E qui ci si dà le mani per ben altri motivi!

In Kenya ci son solo 3 stadi che si possono definire tali: due a Nairobi ed uno a Mombasa.



Qui a Malindi si gioca in spiaggia con quattro pali piantati nella sabbia ed una rete da pesca attaccata alla bene meglio. Chi è fortunato corre dietro ad una vera palla da calcio (o a un qualsiasi pallone rotondo), ma i più costruiscono la propria palla arrotolando stracci o carta, infilandola poi in un sacchetto di plastica, per poi legare arrotolando il tutto con dello spago o della corda. Ci si arrangia con tutto ciò che la provvidenza ti fa capitare per le mani, perché nessuno avrebbe un soldo da spenderci!

E allora via che si va tutti felici a tirare la palla!!!

Vestiti usati a Kilo

E’ la’, in fondo alla strada, il posto dove comprar vestiti usati a peso …



Un magazzino basso pullulante di zanzare, la luce del primo mattino che entra dalle poche feritoie, e ammassati sia a terra che su tavoloni giganti, immense cataste di vestiti: maglie, magliette, camicie, pantaloni, giacche, felpe, gonne, vestiti da donna, indumenti da bambino, cinture, borse, lenzuola… in un angolo fanno invece bella mostra le scarpe.



Un tot al kilo, dai 250 Ks ad un massimo di 300 Ks, per 1 kilogrammo, dipende da cosa compri.

Ci si serve da soli, all’ingresso prendi un cestino come quelli nei supermarket per wazungu e poi mettersi a ravanare tra le cataste, scartando il peggio, valutando il medio, mettendo da parte il bello.



Una maglietta dell’Ikea, un’altra nuova della Nike, qualche maglietta con le scritte di una qualche fiera nord europea e qualche altra che richiama una manifestazione tedesca, un pantalone tecnico e costoso della North Face, vestiti smessi, alcuni sdrucidi, altri nuovi e andati fuori misura…



Non so chi porta qui queste cataste, molto probabilmente qualche associazione che reclama vestiti usati ai cittadini europei, poi destinazione Africa sulle bancarelle, nei negozietti e ai mercati. E poi qui, in un magazzino a confine con il bush, tra formiche rosse che se non stai attenti ti mordono le dita.


Si va alla bilancia (elettronica!!!), son 2 Kg e 400 grammi per i vestiti da 300 Ks, e 2 Kg e 600 grammi per quelli da 250 Ks al kilo… per un totale di 5 Kg di merce, che tradotti in moneta equivalgono a 1363 Ks, ovvero a circa 14 euro…



Molto probabilmente dietro a tutto questo c’e’ qualche muzungu, e gli indizi sono molti: il magazzino non e’ troppo fatiscente, tutti i vestiti lavati e puliti, la bilancia elettronica, i cestini da supermercato…

Una foto di rito, e sazi di aver ravanato, chi per curiosita’ (io muzungu), chi per necessita’ (il citizen africano), si prende un tuc tuc per tornare a casa, con 2 borsate stracolme di indumenta usati, 22 pezzi per un totale di 14 euro…


Karibuni (benvenuti) a Malindi

Robato Msafiri

Marcel Proust

Il vero viaggio di scoperta non consiste
nel cercare nuovi paesaggi,
ma nell’avere nuovi occhi.

Marcel Proust,
A’ la recherche du temps perdu



Chissà che pensa l’house boy


Chissa’ che penserà dei wuzungu l’house boy… perche’ quando entro in camera, io ogni tanto strabuzzo un pò gli occhi, per vedere se ho visto giusto…

L’house boy che pulisce il mio portaincensi (un blocco di roccia corallina grosso come un melone estivo) dai rimasugli di cenere prodotti dal bastoncino d’incenso.

Beh direte voi, tutto normale, sarà stato sporco, si dico io, sporco lo era, ma rimettere i bastoncini consumati dell’incenso bruciato dentro ai buchettini del corallo?

… e cosi si amplia la mia collezione di spaccati d’Africa, sorridendo per la genuina semplicità di un house boy in casa da stramberie wazungu.