domenica 28 settembre 2008

Sensi di viaggio (13)

E i volti, quali volti ci sono nella tua stanza? Il sorriso beffardo di un bambino di Djienne’, con la faccia spolverata di terra? Quello triste di un anziano dogon seduto in mezzo ai suoi campi assetati di pioggia? Gli occhi piegati dalle rughe di una donna etiope?
Quali volti ci sono nella tua stanza? Il tuo allo specchio, forse? Nemmeno ti accorgi di quando invecchia. No, la mente non ha nessuno dei cinque sensi. Nessuno. Sono i sensi a comandare la mente. E hanno bisogno di movimento, come la lampadina di una bicicletta. Bisogna muoversi, muoversi verso quell’orizzonte che non e’ mai abbastanza vicino, eppure segna il limite del nostro sguardo.

Tratto da “Sensi di viaggio”, di Marco Aime’ (Edizioni Ponte alle Grazie)

Sensi di viaggio, di Marco Aime’ (12)

L’immagine di cento fiammelle in equilibrio su piccole lampade ricavate da lattine usate, che illuminano appena le bancarelle del mercato di Bohicon. Il viola malinconico delle Dolomiti quando il giorno le abbandona. I mille volti della sabbia del deserto, pronti a tradire la memoria a ogni batter di ciglia del sole. Era rosa quella duna, un attimo fa. Ora e’ gialla, ma basta distrarsi un attimo e diventera’ grigia.
Il dilatarsi angosciante e tenero del cielo sulla savana, il rosso che rincorre il blu per poi cedere entrambi al silenzio della notte, near come il cuore del papavero.
Quali occhi ha la mente? Come puo’ vedere tutto questo? Puo’ inventarlo? Si, puo’, ma solo dopo averlo visto accadere.

Tratto da “Sensi di viaggio”, di Marco Aime’ (Edizioni Ponte alle Grazie)

Sensi di viaggio (11)

La tua ombra cambia forma in viaggio, si ingobbisce su una duna, si spezzetta nel sole dietro a una grata, si frantuma sui sassi, vibra dal finestrino di un treno, si irrigidisce, lunga, nel tedio di una pianura coperta di brina. Danza su un telo mosso dal vento, si impenna contro una roccia, dando, talvolta, al tuo profilo angoli bizzarri. Vedendo la tua ombra cambiare, ti accorgi che muovendoti non rimani mai uguale.

Tratto da “Sensi di viaggio”, di Marco Aime’ (Edizioni Ponte alle Grazie)

Sensi di viaggio (10)

La mente non ha il senso del gusto. Puo’ sentire il piccante che ti dilata lo stomaco? Il sapore sciacquato del caffe’ in polvere degli aerei che ti da il senso di essere partito. Il frizzare sgasato e metallico delle birre africane che ti regalano qualche attimo di sollievo prima di trasformarsi in sudore che chiama una nuova sete. Lo sfrigolare secco dei piatti cinesi con quel sapore da retrobottega. E quale tenacia, la carne aspra di montone arrostita nel deserto! E il pane cotto sotto la sabbia dai tuareg che scricchiola sotto i denti? Tre giri. Tre giri di the’, con la mano dell’uomo che sale, alta sul bicchiere, con gesto ampio, per lasciar cadere quel filo verde e bollente che si trasforma in schiuma. Amaro come la morte il primo giro. E la mano risale, lenta a lanciare un nuovo arco di the’. Dolce come la vita, il secondo. Dita callose che impugnano la teiera rovente di braci. Zuccherato come l’amore il terzo giro. Sfumature che la bocca impara piano a cogliere, che ricordano quelle della luce sull’orizzonte.

Tratto da “Sensi di viaggio”, di Marco Aime’ (Edizioni Ponte alle Grazie)

Oggi sposi, parte 2 (Tribu made in Kenya)

Tra sorrisi scetticismo e antropologia, curiosità e divagazioni riguardanti il matrimonio e connessi, ciò che è stato e ciò che è tutt’ora, il tutto in salsa made in Kenya. Buona lettura, e fortuna che voi siete wazungu in Italia!

Roby rob


Materiale tratto da: www.kenyacolors.com

TRIBU' MAASAI
Ad una donna Maasai è permesso avere relazioni sessuali prima del matrimonio e mantenerli con i suoi innamorati perfino dopo. Questo avviene perché ad un guerriero (moran), è permesso avere molte ragazze tra quelle non ancora circoncise, d'età compresa tra i nove e i 13 anni che non hanno ancora avuto il ciclo mestruale. Dato che molte delle ragazze sono troppo giovani per avere relazioni sessuali, i guerrieri hanno intimità con loro in altri modi. Tradizionalmente, ad una ragazza Maasai è permesso avere tre amanti tra i morans, uno spasimante, al quale lei prepara il latte, un sostituto, che occupa il posto del primo quando non è disponibile, ed un terzo che sostituisce gli altri due quando non sono presenti.


TRBU' LUO
Il matrimonio ha interessanti pratiche. Il costume per la trattativa di matrimonio è mandare un ghiottone ingordo, un uomo dalla lingua sciolta, un'intermediaria e una persona elegantemente vestita. Il ghiottone è una precauzione perché se la trattativa fallisce e così il matrimonio e c'è una richiesta di dote, le spese avute per intrattenere le persone, saranno probabilmente alte. Il parlatore e l'uomo elegante rappresenteranno molto bene lo sposo alla famiglia della ragazza, e l'intermediaria - normalmente una zia di una delle due famiglie - cercherà di raggiungere lo scopo per tutto il tempo che il complicato costume richiederà.

Una pratica che molti sarebbero contenti di vedere, è il cerimoniale di bastonatura della futura sposa, quando lo sposo viene a prenderla per sposarla.La deflorazione della sposa (ringre nyako), la parte più importante degli sposalizi, era effettuata davanti a quattro testimoni che si trovavano nella capanna. Oggi si limitano a controllare il letto il mattino dopo. Abitualmente se i testimoni non sono presenti, la ragazza è considerata vergine.

TRIBU' BORAN
Per il sesso prematrimoniale la regola sembra essere molto rigida, mentre relazioni extra matrimoniali sono trattate con molta più indulgenza.E' pratica accettata avere relazioni con qualsiasi altra donna sposata, con l'eccezione della moglie di un coetaneo, ma se questo dovesse accadere, non c'è bando o punizione, uccidere una pecora o dare un po’ di denaro al marito offeso, chiuderà la faccenda.
Questa pratica è inoltre soggetta a certe condizioni, se un uomo seduce una donna sposata del suo clan, il marito non può reclamare alcun compenso, ma se lui e il marito appartengono allo stesso clan, è obbligato a pagare i danni all'offeso se colti in flagrante.

TRIBU' KIKUYU
Ai moderni matrimoni Kikuyu, lo "Ngurario" (versare il sangue dell'unione), è ancora in uso con l'uccisione di un capretto come formalità.

TRIBU' SOMALI
La madre e la sorella della ragazza devono provare la sua verginità prima che il marito dorma con lei. Se lui non la trova vergine, lo annuncia scavando una buca fuori della capanna matrimoniale gridando violenti insulti alla famiglia della ragazza. Il vero prezzo è pagato dopo.

TRIBU' SWAHILI
Si afferma che il matrimonio non è una situazione permanente e non fino a che morte non vi separi'. Alcuni antropologi hanno notato che poligamia e divorzi, sono comuni. A parte matrimoni ufficiali (harusi ya rasmi), ci sono anche matrimoni segreti (harusi ya siri), che sono socialmente accettati e possono essere considerati affari d'amore legalmente sanzionati.

Materiale tratto da: www.kenyacolors.com

Oggi sposi, parte 1 (evviva gli sposi!)




Caro cugino

Mi sembra ieri il tempo in cui eravamo insieme a giocare in cortile, il tempo delle prime uscite serali tutti in compagnia, le prime girate in macchina, alcune vacanze, le cazzate dette e fatte… ed ora è giunto anche il giorno in cui ti sposi.

Mi spiace non poter esser lì, a poter festeggiare con te questo passo importante. E a tirarti kili e kili di riso e pasta addosso ridendo nel frattempo sotto ai baffi per tutte quelle cose goliardiche (leggi scherzi del cazzo) che si fanno quando uno si sposa… tipo riempirti la macchina di polistirolo e farla su con tanta e tanta carta igienica, nasconderti varie sveglie per la casa puntandole tutte ad un orario diverse e indecente, organizzarti una caccia al tesoro con le chiavi della tua camera da letto, metterti un dado da brodo nella tubazione della doccia, varie ed eventuali cazzate goliardiche che si fanno per dimostrare la propria partecipazione e il proprio affetto… spero che qualche altro le farà al mio posto!!!

Ed ora la foto dei futuri sposi… Gianluca e Barbara


Che il matrimonio però non sia una catena di pene ma un’unione d’amore!


Se ti dovessi augurare buon matrimonio in lingua swahili te lo scriverei cosi:
MUNGU BARIKI NDOA HII
che in italiano si traduce con “Dio benedica questo matrimonio

Seppur sarò lontano, alzate i calici e fate un brindisi anche per me! Io cercherò sopra un scaffale di un qualche supermarket africano una qualche bottiglia di vino dell’Oltrepò Pavese, la stapperò, riempirò il mio bicchiere, e lo alzerò al cielo brindando a voi…




Auguri agli sposi!!!

Sensi di viaggio (9)

Travel in inglese significa viaggio e ha la stessa radice del francese travail, lavoro, e dell’italiano travaglio. Il viaggiare di Ulisse era fatica, non piacere. Fatica che noi, viaggiatori a piccolo rate, andiamo a cercare in un ritaglio del nostro calendario annuale per sentirci meno automobilizzati. Per inventarci un po’ avventurieri, lasciando a casa alcune delle nostre garanzie quotidiane

Tratto da “Sensi di viaggio”, di Marco Aime’ (Edizioni Ponte alle Grazie)