sabato 23 maggio 2009

Il mondo è sempre più piccolo!


22 maggio 2009, Fiera di Voghera

Il mondo è sempre più piccolo… gettare lo sguardo sulle bancarelle della fiera di Voghera (in provincia!), e trovare un kikoi (un kikoi!) made in Kenya… e chiedere “a quanto lo vendi il kikoi”?, i suoi scuri occhi si incuriosiscono, mi guardano incerti, perché l’oggetto in questione in Italy lo chiamano “telo pareo”. Kikoi? Non parliamo del prezzo (che mi dirà poi di venderli a 10-12 euro l’uno), iniziam a parlare delle nostre storie, e da buon keniota, lascia ad amici il suo banco merci, per potersi bere una birra con me, tutto molto pole pole, piano piano, litigando sul chi paga il conto…

Lui è Peter Gachihi, keniota, della tribù kikuiu. Nato nelle regioni centrali, trasferito poi sull’arcipelago di Lamu, abile commerciante come tutti i kikuiu… poi atterrato in compagnia di una muzungu a Torino… non son mica tanti i kenioti sul suolo italiano, pochi a Bologna, 43 a Torino, il grosso a Milano e a Roma…

È bello poter argomentare, raccontare, ascoltare… due mondi lontani che si incontrano per guardare ad un possibile futuro.

Grazie Peter, mungo akubariki, che Dio ti benedica e buona fortuna!!!

mercoledì 20 maggio 2009

ItalMail 1 – Saluti italici


Jambo Jambo belli che siete

C’è chi ho già incontrato e chi incontrerò, chi non ho ancora visto e chi non potrò incontrare, chi mi-ma-mò…

Come state? Quali pensieri occupano la vostra mente?

Una mail per salutare, una mail per rinfrescare, una mail per…

Vi lascio con questa mia piccola fotografia istantanea:

Poche cose alla volta – qualcosa – l’Africa ha il sapor della lentezza

Saluti… chi a presto, chi alla prossima!

Rob

Oro nero


C’è chi dice che l’america non è più l’america… che il grande sogno americano si è infranto, che è imploso dentro se stesso…

Ho sentito dire che ora gli americani, aiutati da Fiat, punteranno a costruire le nuove macchine per il futuro, macchine che potranno percorrere sino 15 km con un litro(!!!)… non so che che razza di futuro questo possa mai essere e che razza di sogni gli americani potranno mai desiderare… in italia un’automobile già percorre 20 km con un litro!

La corsa al petrolio, oro nero oro nero…

E allora penso all’allegra famigliola keniana che con un litro di cherosene rischiara il buio della notte con la sua preziosa lampada per lunghe notti…

A ognuno il proprio sogno!!!

Robato Msafiri on the road


martedì 19 maggio 2009

Assicurazione sanitaria per famiglie


Da quest'anno il governo del Kenya ha un programma di assicurazione sanitaria per le famiglie (NHIF). A fronte di un rateo annuo che ammonta a 1.920 KShs, cioe' ca. 20 €, un'intera famiglia può assicurare i propri membri per far fronte ad eventuali spese mediche.
Sebbene il tariffario del St.Orsola Hospital sia il più basso dell'intera regione, attualmente solo il 30% dei pazienti è in grado di far fronte alle spese mediche. Spesso i conti rimangono insoluti, altre volte i pazienti pagano con quello che hanno: capre, legumi, piccole somme. La differenza è coperta dall'attuale sistema di donazioni.
Con l'NHIF sarà possibile, con soli 20 €, stipulare un'assicurazione di un anno per un'intera famiglia, dandole accesso all' assistenza medica in un qualsiasi ospedale accreditato del Kenya, come appunto il St. Orsola Hospital. Inoltre, grazie alle tariffe nazionali unificate il St.Orsola potra' coprire anche altri costi di gestione garantendo un servizio continuo, omogeneo e auto-sostenuto in loco.
Assicurare una famiglia significa quindi aiutarla ad inserirsi in un sistema di previdenza sociale altrimenti ancora troppo lontano per la gente del Tharaka e allo stesso tempo garantire al St.Orsola una maggiore stabilità economica in vista di progetti futuri.
Chiunque volesse contribuire, può utilizzare il conto corrente dell'associazione , specificando la causale NHIF oppure utilizzare il sistema di pagamento on line PayPal o contattare direttamente tharakamauro@interfree.it o stefaniabergo1@tin.it per maggiori informazioni.
per vedere invece l'iniziativa governativa:

lunedì 18 maggio 2009

The Black Pinocchio


La dura poesia del ghetto


di Geraldina Colotti


Pinocchio nei ghetti del Kenya. Nello spettacolo teatrale di Marco Baliani - Pinocchio nero, in scena al Teatro Manzoni di Bologna il 15 aprile alle 21 - il burattino di legno nasce a Dagoretti, una bidonville di Nairobi, e la compagnia è composta da 20 ragazzi di strada. Un lavoro durato tre anni e costruito insieme a Giulio Cederna, di Amref, associazione non governativa che promuove progetti in Africa esclusivamente con la gente del posto. Baliani e Cederna raccontano ora quell'esperienza in due libri di taglio diverso, ma dal titolo quasi identico, Pinocchio nero il primo, The black Pinocchio il secondo (1).


Col disincanto dell'uomo orfano di certezze, il regista alza le quinte di un viaggio teatrale compiuto insieme ai ragazzi giorno per giorno, e nato dal bisogno di mettere in scena i conflitti «non risolvibili ideologicamente».In prima immagine, un gruppo di bambini, il barattolo di colla appeso al labbro, gli occhi rossi e l'andatura da zombi, pronti a depredare ogni cosa a tiro. Di fronte, i dubbi del regista, l'impotenza. Baliani richiama le «spiegazioni strutturali ed economiche che hanno permesso quell'inferno», s'interroga con le parole di Dostoevskij nei Karamazov: «A che serve salvarne uno se non potrò salvarli tutti?» Ha paura e voglia di fuggire dalla puzza insopportabile di quella fogna a cielo aperto. Ma poi rimane. Riesce a formare un gruppo di 20 chokora, «ragazzi spazzatura», a cui insegnerà a muoversi in scena, sfruttando i loro talenti naturali. Nelle battute finali della pièce, i burattini consapevoli del loro viaggio, fuggono dal ventre della balena portando in spalla i papà-Geppetto.


Nella realtà, alcuni ragazzi ritroveranno i genitori alcolisti o malati di aids, altri proveranno a trasmettere ai compagni la loro consapevolezza. La metamorfosi del burattino, il loro riscatto. Adesso fanno ancora «banda», ma per uno scopo diverso.E gli altri, quelli che non hanno potuto o saputo andare in scena?I loro diari compaiono nel libro di Giulio Cederna e John Muiruri, The black Pinocchio, novità presente nello stand di Giunti alla Fiera del libro per ragazzi a Bologna.


«Il ragazzo di strada è costituzionalmente un artista. La sua vita è già un'opera d'arte. E ogni forma d'arte lo aiuta a vivere», scrive l'autore. Il suo volume modulare, adatto anche ai giovanissimi, contiene il dvd dello spettacolo. Strutturato a finestre, il testo ricostruisce la geografia dell'esclusione in Kenya in un percorso corale - grafico, fotografico e narrativo - realizzato dai ragazzi del gruppo teatrale, ma anche da quelli che non sono entrati nella pièce: giovani ancora più «difficili». È il racconto della strada e della sua dura poesia, ritmata dalle strofe di Bob Marley. «Got to survive in the Ghetto/ Got to survive/ People don't fret no». Bisogna sopravvivere nel Ghetto. Bisogna sopravvivere.Non affliggetevi, gente. Sopravvivere contendendo gli ossi ai cani di Nairobi, «città bambina» che all'inizio del secolo era ancora «un circolo esclusivo per inglesi in tenuta coloniale».


Si calcola che a Nairobi - passata in soli trent'anni da 600.000 a circa 4 milioni di abitanti per via del rapido processo di urbanizzazione - circa il 60% della popolazione viva nelle città invisibili sorte dalle discariche. Ogni ghetto ha una storia. Kibera (foresta), è la più grande bidonville dell'Africa orientale, nata dopo la II guerra mondiale in seguito all'arrivo a Nairobi dei reduci sudanesi, soldati africani che si erano distinti combattendo per la Royal Army. Oggi è una foresta di lamiere infuocate, in cui vivono 500.000 persone a composizione etnica variegata. Dialetti diversi ma identica precarietà, e nessuna speranza. Mi chiamo Sarah, ho 18 anni... mi chiamo Peter, ho 17 anni... mi chiamo Makoha, ho 12 anni..., trovo da mangiare tra i rifiuti oppure chiedo «money money». Ai bambini non pensa la scuola, ma la strada. Il 70% delle famiglie spende buona parte dello stipendio per l'affitto di una baracca di fango, ferro e plastica. I giovanissimi fuggono ai margini del margine dove costruiscono una strana forma di società dannata e solidale. Fra loro si chiamano besthé (amici) o ninja, come le tartarughe. Per dire estero, usano il termine chaumbele, che in lingua kiwashili vuol dire paese dei balocchi. Il paese di Pinocchio.


note:


Pinocchio nero.Marco BalianiRizzoli, 2005, 13 euro


The Black Pinocchio.Giulio Cederna e John Muiruri(percorso fotografico a cura di Giuliano Matteucci)Giunti, 2005, (libro e dvd) 15 euro.

CINI: la cooperazione unica risposta seria all'immigrazione

Dopo l'approvazione alla Camera del Pacchetto Sicurezza, appello del Coordinamento italiano network internazionali alle forze di governo e opposizione: non si alzino muri senza considerare le radici profonde di queste migrazioni.

Roma, 15 maggio 2009 – Le ONG del CINI, Coordinamento italiano network internazionali, manifestano seria preoccupazione sulle scelte politiche connesse al Pacchetto Sicurezza approvato dal Parlamento e sulle politiche di mero contenimento emergenziale dei flussi migratori attuate in questi mesi. Simili scelte non risolvono la questione dell'immigrazione anzi la complicano; si preferisce alzare i muri senza considerare le radici profonde di queste migrazioni e delle tragedie che portano milioni di uomini e donne, spesso loro malgrado, a spostarsi dal Sud del mondo verso il Nord. Un fiume in piena che tracima sulle sponde del benessere.
Le misure adottate offendono profondamente il principio universale di uguaglianza degli esseri umani senza distinzione di lingua, di religione, di razza ma soprattutto mostrano una grave incomprensione delle sfide globali cui il mondo è chiamato a rispondere nei prossimi anni, specie in termini di giustizia sociale. Il Governo Italiano ha smesso di impegnarsi nella cooperazione internazionale ed ha più che dimezzato, in un solo anno, i relativi fondi. Cosicché quella fra le linee strategiche, che più di altre è idonea a creare relazioni sociali, economiche e culturali equilibrate e serie garanzie di prevenzione dei conflitti sociali planetari, è stata praticamente cancellata dall'agenda di questo Governo.

È la cooperazione internazionale infatti che permette un equilibrio universale tra uomini e donne, tra popoli, culture, costumi e religioni. E’ la cooperazione il vero strumento di sicurezza, giustizia, stabilità e pace, un motore di integrazione e di prevenzione delle anomalie migratorie. Ci appelliamo a tutte le forze politiche, senza alcuna distinzione di schieramento, perché recuperino il senso di responsabilità verso la comunità internazionale, promuovendo processi di lungo periodo volti a sconfiggere la povertà, vera sorgente delle tragedie migratorie in atto, ed a prevenire le tante forme di vulnerabilità ad essa correlate, a cominciare dall’inaccettabile fenomeno di sfruttamento dei migranti e di traffico di esseri umani.

Il nostro è un appello a maggioranza ed opposizione, così come alle migliori espressioni della cultura e del pensiero di questo Paese, a non tradire la sua grande tradizione storica di lotta alle proprie indimenticabili povertà di ieri e di impegno a promuovere serie alternative per i suoi migranti, a non dimenticare mai i giorni della fame e delle tristi partenze dei nostri padri.
Non possiamo chiudere gli occhi davanti al più elementare dei diritti umani: il diritto di vivere in pace. Si inverta la rotta e si promuova una vera cultura della cooperazione fra i popoli fondata sulla reciproca responsabilità, sull’equità e l’eguaglianza di opportunità, nonché su una visione di lungo periodo. Si investa il denaro pubblico in programmi che puntino allo sviluppo umano e sostenibile, alla sicurezza ed alla dignità di milioni di persone nella propria terra. Senza dubbio saranno i migliori antidoti all’inaccettabile tragedia quotidiana che segna le esistenze di migliaia di migranti ed al tempo stesso la miglior garanzia di sicurezza e prosperità per il popolo italiano.

Il progetto di AMREF per i ragazzi di strada di Nairobi


IL CONTESTO

Nairobi, capitale del Kenya, con 2,5 milioni di abitanti è una delle metropoli più grandi dell'Africa. Altri due milioni di persone vivono nelle baraccopoli che circondano la città, prive di un vero sistema idrico e quasi totalmente sprovviste di fognature. Nairobi ospita circa 130mila ragazzi di strada, bambini di età compresa tra i sei e i 17 anni abbandonati, maltrattati, giovani vittime della povertà e dell'Aids, costretti a vivere in strada e a passare la notte nelle discariche. In swahili sono chiamati chokora: quelli che vivono grazie ai rifiuti, gli "scarti" della società.


IL CENTRO AMREF DI DAGORETTI

Dal 1999 AMREF, African Medical and Research Foundation, è presente nel sobborgo di Dagoretti, una vasta area alla periferia sud di Nairobi che comprende al suo interno numerose baraccopoli, con un programma di recupero per togliere i ragazzi dalla strada, offrire loro cure sanitarie, organizzare attività sportive e ricreative per recuperare fiducia e autostima, fino al reinserimento nella famiglia o nella comunità attraverso la scuola e i corsi di formazione professionale. Durante questi anni il luogo di lavoro degli assistenti sociali di AMREF è stato il Centro di Dagoretti, un piccolo fabbricato che ha fatto moltissimo, salvando migliaia fra bambini e adolescenti, e dando vita a piccoli miracoli come "Pinocchio Nero", uno spettacolo interpretato da una ventina di ex ragazzi di strada e realizzato con l'aiuto del regista teatrale Marco Baliani.


UN SOGNO CHE SI AVVERA: IL CHILDREN VILLAGE

Nel 2006 AMREF è riuscita finalmente ad acquistare un terreno di due acri adiacente al Centro di Dagoretti per costruire una struttura più grande e funzionale. Obiettivo del Children Village è diventare parte integrante del quartiere, percepito come patrimonio stesso della comunità e affidato alla gestione dei suoi membri. Avrà una superficie iniziale di 210 metri quadrati, ma sarà costruito in maniera modulare per permettere un'eventuale espansione. Sarà costituito da tre grandi aule e da un consultorio, da una biblioteca, una palestra, un orto e un anfiteatro, più i laboratori per le attività artistiche.


ATTIVITÀ E OBIETTIVI

Le attività del Centro AMREF di Dagoretti spaziano dall'assistenza medica e alimentare all'educazione di base. I ragazzi sono coinvolti in laboratori artistici di musica, danza e teatro, attività ricreative e sportive, corsi di apprendistato professionale e iniziative per favorire il loro reinserimento in famiglia e nella comunità. AMREF promuove anche piccoli progetti di microcredito e incontri periodici con i leader della comunità, sensibilizzando le strutture sanitarie, scolastiche e familiari rispetto alla necessità primaria di non abbandonare i ragazzi in uno stato di emarginazione.


I RISULTATI RAGGIUNTI

In media il Centro di AMREF accoglie ogni giorno 200 bambini, fornendo loro due pasti caldi e regolare assistenza sanitaria. Ad oggi sono circa 600 i giovani iscritti a scuola e reinseriti nelle rispettive famiglie grazie al progetto "Children in need". Sono state attivate collaborazioni con otto scuole primarie e tre secondarie, e più di 250 ragazzi sono stati formati al lavoro con gli artigiani locali. Oltre 250 ragazzi hanno ricevuto l'aiuto necessario per ottenere il certificato di nascita e la carta di identità, mentre sono più di cinquecento quelli assistiti psicologicamente, tra cui trenta orfani di Aids. I membri della comunità e i ragazzi educati alla salute sono più di 1500 e oltre cinquemila quelli visitati e assistiti nel corso di campagne sanitarie periodiche.

Ufficio stampa AMREF Italia - Simone Ramella