domenica 14 settembre 2008

Sognavo l'Africa, di Kuki Gallmann (2)


I bambini africani che vivono ancora in località selvagge dove non ci sono scuole ne missioni, hanno molto tempo per imparare direttamente dal libro della natura ciò che i bambini di città devono tentare di apprendere dai modesti surrogati dei libri mal stampati. Dal sorgere al tramontare del sole passano le giornate vagando nella foresta e nella savana, e spesso badano a piccole mandrie di capre o di cammelli.
Nelle ore più calde ,quando devono cercare riparo dal sole implacabile all’ombra delle acacie, osservano e assimilano, con la curiosità e la ricettività comuni a tutti i bambini, le infinite lezioni del mondo che li circonda. (…) Assistono ad accoppiamenti e a uccisioni e imparano presto i misteri della vita e l’impassibile accettazione della necessità della morte quale parte del tutto. Imparano la sopravvivenza dalle abitudini degli animali, e riconoscono le parti commestibili delle piante, quelle che possono usare come medicine. Questa è la base della loro crescita in armonia con le leggi della natura.

(…)


Nei tempi moderni, come i grandi branchi di animali che un tempo vagavano sugli altipiani, come le foreste e le piante indigene, anche questa gente (il popolo africano) è minacciata, perché il loro spazio e il loro modo di vivere vanno scomparendo in fretta e per sempre.
Da quando arrivarono le missioni, con la scuola e la chiesa e i negozi pieni di cose strane che si comprano con il denaro, la vita è cambiata in peggio per il libero popolo pastorale dell’Africa.
Hanno ricevuto semi di piante estranee da seminare nelle loro vergini foreste, e di aliene dottrine che inquinano l’innocenza della loro mente. Portano gli sgargianti stracci di nylon scartati dagli europei, che costano denaro di cui non dispongono, anziché le shuka tradizionali fatte con pelli animali, mimetizzate e resistenti ai disagi della vita nella savana, e che non devono essere lavate con il sapone chimico che non possono permettersi, e che offende i loro corsi d’acqua pura.
La nuova generazione, la cultura minacciata, la mente piena di nozioni e di regole che non può comprendere (non c’è più tempo per sedere sotto le acacie ora) sta dimenticando ciò che permetteva ai suoi antenati di ieri di sopravvivere e di prosperare in un ambiente incontaminato. Solo in un recente passato, quando la vita era ancora la stessa di quella del tempo dei loro progenitori, i bambini africani crescevano con lo straordinario privilegio di imparare istintivamente, grazie all’esperienza, e di acquisire per sempre, i segreti della loro terra che, a sua volta, sopravviveva intatta appunto perché loro esistevano e l’avevano a cuore.


Kuki Gallmann

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