lunedì 22 settembre 2008

Alla luce del sole

In Kenya, come per magia, tutto si svolge alla luce del sole, commercianti lavoratori e artigiani (ma anche tanti procaciatori e nullafacenti), allo spuntare dell’alba – sino al tramonto – montano e smontano, imbastiscono e finiscono, creano e vendono, producendo le loro merci e il loro businnes per strada…

Sarte con matasse di fili e machine da cucire, intagliatori di legno con segne e scalpelli, biciclettai con rottami a due ruote, signore con pentoloni giganti che rimescolano ugali e cucinano fagioli… ognuno con cio’ che ha, ognuno con quel poco che possiede, ognuno per quel che il destino e il caso della vita gli ha insegnato e dato da fare per poter campare…


E allora ci si riversa in massa per strada allo spuntare della luce del sole, chi su un marciapiede, chi direttamente in strada, chi sotto l’ombra di una piañta di chinino…

Pole pole si tira la giornata, si conversa, si apprendono notizie, si produce e si vende, si guarda la vita scorrere…

Non c’e bisogno di corrente elettrica e di soldi che mancano per poterla pagare, sotto la luce del sole tutto scorre ugualmente.

E se venisse sera? Allora bastera’ la luce di una candela o la fiamma di una lampada a cherosene…



Sensi di viaggio (3)

E le musiche scatarranti che escono dagli autoparlanti rotti dei venditori di cassette africani? Il furore dei clacson delle metropoli del Terzo mondo, il ronzio pungente e incantatore della voce di un muezzin, l’urlo assordante e irriverente delle cascate Vittoria, il canto sgraziato dei gabbiani in una baia scozzese, lo sferragliare conciliante di un treno, lo scricchiolio di legno di una barca. Il frusciare e il crepitare sospetto della savana di notte, l’assurdo silenzio del deserto. Come puoi sentirli stando li’, dove vivi? La mente non ha orecchie.

Tratto da “Sensi di viaggio”, di Marco Aime’ (Edizioni Ponte alle Grazie)

martedì 16 settembre 2008

Colori che cambiano

Basta cosi poco per cambiar i colori di una città o di un quartiere… il lancio di un nuovo prodotto, il cambio di nome di una grossa compagnia, una nuova campagna pubblicitaria in grande stile, e case baracche bar negozi tutti i muri (disponibili e non già occupati) vengon ridipinti e tinteggiati di fresco in base alle necessità. Perché qui non si tambureggia a suon di giganti cartelloni stradali (verrebbero rubati per fare costruzioni e recinti come per la segnaletica stradale?), ma si tinteggia ciò che si trova.


Dal rosso al violaceo, dal verde al giallo, dal blu al rosso… ogni grande azienda col proprio colore, che si espande sui muri di ciò che per strada incontra...



Per la gioia di negozi negozietti bar case e baracche, tutti i muri si travestono in sgargianti cartelloni pubblicitari, colore su colore, pennellate su pennellate, a riflettere sogni e a far crescere desideri…

Bye bye rosso Celtel, welcome violaceo Zain

Prezzi made in Kenya

Che in Kenya si applichino prezzi variabili in base a chi si ha davanti è cosa ampiamente risaputa.

Un prezzo per i citizen locali, un prezzo per i citizen keniani che vengon da fuori citta’, un prezzo per i residenti bianchi e un prezzo per i turisti - anche se mediamente le fasce di prezzo sono due: bianchi o neri.


I turisti son polli da spennare, i residenti bianchi son mucche da mungere, i citizen kenioti che vengon da fuori citta’ son novelli non sgamati e i citizen locali son quelli che strappano il prezzo piu basso.

In linea generale questa escalation ha un suo senso, pero’ delle volte questa logica si modifica in base a contorte circostanze … perche’ i prezzi sono a totale discrezione del commerciante che li modifica sul momento e a sentimento.


Se entrano nello stesso negozio due muzungu residenti, non e’ detto che si ottenga (per la stessa cosa!) lo stesso prezzo... e non e’ neanche detto che il prezzo di oggi sia uguale a quello di domani... Perche’ oggi c’e il padrone che ti propone un prezzo, domani invece c’e’ la moglie del padrone che ti propone un secondo prezzo, e un’altro giorno ancora invece c’e il commesso con la terza proposta pronta sul piatto... delle volte sembra di giocare a tombola con tutti questi prezzi! Provare per credere!

Delle volte ci riesco, molte volte ci gioco, delle volte temporeggio, altre volte mi incazzo, certe volte ritorno, molte volte me ne vado... anche se oggigiorno spesso e volentieri sono io che strappo il prezzo (a me sembra) giusto. I nativi ci provano, molte volte gli va bene e molte altre volte gli va male, dipende sempre da chi ti capita davanti...


Perche’ per i bianchi il prezzo cambia anche in base al proprio abbigliamento, se si arriva a piedi o in tuk tuk o con la propria macchina, cambia in base alla lingua che parli (italiano inglese o swahili), e cambia soprattutto se gia’ si conosce il valore di quella cosa.


E’ anche vero che a volte si parla di pochi spiccioli, di qualche moneta e di piccoli pezzi di carta, ma son i modi e le intenzioni che fan la differenza, ed è il rispetto che conta. La contrattazione non deve essere avida speculazione, la vendita non deve essere arroganza economica... ne da parte di chi vende ne da parte di chi compra.


Potrei stare ore e ore a scrivere sui prezzi e sulle contrattazioni, perché la vendita è un’arte e gli africani (per certi aspetti) sono sia dei gran maestri che dei pessimi furbacchioni. Certe mattine gironzolo per il mercato e per il centro città con l’idea di curiosare, con la voglia di chiedere senza comprare, osservando questa moltitudine di commercianti nelle loro diverse dinamiche...

E’ bello poter osservare le mille peculiarità di questo teatrino quotidiano della compravendita, ognuno con le proprie sfaccettature.

La vita è un libro fatto di esperienze.

Robato Kikoi

Sensi di viaggio (2)

Pensare il viaggio significa veder scorrere davanti al proprio occhio interiore una metafora di paesaggio. Stando fermi, come davanti a uno schermo. Si e’ registi e spettatori di quel viaggio, non attori. Spostarsi fisicamente, questo fa la differenza.

Essere “tra” e’ il vero senso del viaggiare. Oggi l’aereo ha trasformato il viaggio, lo spostamento in un tempo vuoto di emozioni, un non-momento. Quasi non c’e percezione dello spostamento, del movimento. E’ il transitare, lentamente, a darci l’idea di una terra. L’attraversarla, magari a piedi. <<>>. Cosi scriveva Cesare Pavese ne La bella estate.

Tratto da “Sensi di viaggio”, di Marco Aime’ (Edizioni Ponte alle Grazie)

Seduti sulla sponda del fiume

C’è una logica inversa nel mio scrivere, nel mio comunicare tramite i tasti dell’alfabeto…

Scrivere a voi che siete una moltitudine, silente senza far rumore, per scrivere di rimando a me stesso…

Costruire un castello di carta per imprimere maggiormente nella memoria, la mia.

E cosi si accumulano pagine, immagini, fotografie, mail e post, ma per farne cosa? La mente ha bisogno di inchiostro per ricordare? I ricordi hanno bisogno di bit informatici per funzionare? Chissà…

Non c’è forse una ragione, ma solo impalpabile sostanza, un fiume saturo di parole che scorre…

Che spedisco a voi, che ritornano a me

Buona lettura a chi siede sulla sponda del fiume e osserva

rrr


PS: alcuni miei colleghi sono convinti che stia scrivendo un libro. Io rispondo che la vita stessa è un libro.

A piedi nudi sull’erba

Andare a scuola… tutti rigorosamente con la propria divisa, che varia da scuola a scuola. Giallo-blu, rosso-verde, verde-arancio, rosa-verde, giallo ecc…a quadretti o a tinta unita. L’importante è averne una uguale per tutti i bambini e bambine.


Camminano e camminano, con la loro camicia e con i loro pantaloncini corti, per i più fortunati la scuola è nel villaggio, ma in molti villaggi la scuola non esiste, e allora camminano, con il sole o con la pioggia, attraversando strade urbane o sentieri nella savana, i più grandi aiutano i più piccoli dando a loro un occhio…



È bello poter assistere a questa processione scolastica, ed è ancora più bello poter andare a far visita ad una scuola durante l’orario delle lezioni… tutti che fanno festa, tutti che ti salutano, la stretta di mano dei professori, il jambo dei bambini, ascoltare il canto delle loro canzoni, il tuo cuore che si allarga espandendosi in un abbraccio di gioia e d’amore. Amore per la vita…





Portare dei regali, che siano quaderni o pennarelli, penne o pastelli, una mappa o dei gessetti - una nuova canzone da imparare - qualsiasi cosa che possa essergli utile… perché non c’è gioia più grande di poter spender del tempo con i bambini e poterli aiutare.



E allora penso alla fortuna dei tanti bambini wazungu nei paesi del Primo Mondo, con le loro scarpe nuove, i loro vestiti firmati, lo zaino alla moda, l’inutile cellulare in tasca sempre pronto a spedir messaggini cretini agli amichetti di turno, con il dovere di esser sempre reperibili e sotto controllo da parte dei propri genitori…



Cosa dovrebbero dire e fare i tanti genitori dei tanti bambini masai che abitano nei villaggi vicino al monte Kilimangiaro, che nel tragitto dalla loro manyatta (casa di fango) alla scuola gli può capitare di incontrare un branco di elefanti? (fortuna che nel periodo delle grandi migrazioni le scuole sono organizzate per lasciare a casa in vacanza i bambini) Loro che non hanno distributori automatici di bibite zuccherine e di merendine da spot televisivo ma devono andare al pozzo distante centinaia di metri (magari kilometri) per poter riempire il loro barile d’acqua giornaliero e mangiando magari della polenta coi fagioli?




Conosco genitori a Malindi che vanno a chiedere al preside della scuola se per piacere può accettare i propri figli anche se non hanno l’uniforme obbligatoria perché la famiglia non può sostenere al momento questo costo… Quanta fortuna sprecata nella vecchia Europa e nel Nuovo Mondo…



Con il matatu attraverso i molti villaggi nati sulla strada per Mombasa, bambini che camminano, bambini che sono già a scuola, bambini che si arrampicano sugli alberi, bambini in cortile, bambini che giocano con altri bambini, chi con le scarpe e chi senza, e allora sorrido ai tanti bambini wuzungu (e ai loro premurosi genitori) che all’idea di togliersi le scarpe sull’erba fresca e umida inorridiscono, dicendo che la terra è sporca, che la sensazione dei piedi umidi di rugiada è fastidiosa… blahh!!! A piedi nudi sull’erba! Che schifo sarà mai!



Loro che son figli del cemento e del giardino di plastica, figli dell’erba sintetica e dei parchetti dove far scagazzate il proprio cane da poltrona… l’erba fresca! A piedi nudi!

Quanta distanza tra questi due mondi…


Robato on the road