giovedì 11 dicembre 2008

La luna che sorride ogni 300 anni


02-12-2008

La luna…

Non so da voi nella vecchia Europa, ma qui stasera la luna...

Alzare gli occhi al cielo e vederla sorridere, contornata da 2 stelle luminose che gli fanno da occhi… o da due timide fossette agli angoli della bocca...

Una luna che vede e sorride, che sorge bassa appena sopra al tetto in makuti…

Due stelle come occhi e uno spicchio come bocca…

Mi dicono che questo fenomeno avviene ogni 300 anni.

Fa impressione vederla, l’aria e’ carica di elettricita’, ed e’ come se dovesse succerdere qualcosa...

Meriterebbe un cerchio di danze attorno al fuoco, e canti danze tamburi, cosi’ sino a mattina...

Peccato che ai figli del terzo millennio ora basti estrarre dalla tasca della borsetta un cellulare e immortalarla con un fotografia.

mercoledì 3 dicembre 2008

Ebano, di Ryszard Kapuscinski (24)



Qui (in Africa) il limite della memoria e’ anche il limite della storia.
Prima non c’e’ niente. Il prima non esiste. Storia e’ cio’ che si ricorda.


Tratto da Ebano, di Ryszard Kapuscinski (edizioni Feltrinelli)

Business made in Kenya




Gli askari… gli askari sono quelli che hanno molte storie da raccontare e tanto tempo da spendere… cosi’, tra un giro di ronda e l’altro, tra un piatto di riso con fagioli e una sigaretta, un askari (uno dei guardiani) inizia a raccontarmi che nella vita vorrebbe diventare un busunnessman…

Business man? E che cosa vorresti fare? Quale business vorresti aprire?

Ci son tante cose che si potrebbero fare… e inizia a elencarmi tra sogni e bisogni una serie di attivita’ reditizzie che una persona potrebbe avviare:

- andare a prendere il latte nelle zone interne, nelle aree depresse dove c’e del bestiame, per poi rivenderlo a Malindi… (ma non ho ben capito la logistica e che mezzi potevan servire)

- andare a prendere il pesce dai pescatori nei villaggi, dove il turismo non ha ancora rovinato i prezzi e la piazza, comprandolo per pochi soldi e per poi rivenderlo a Malindi… (ma servon delle casse frigo e poi la corrente elettrica per frigorifero e congelatore…)

- andare a comprare della carne (un solo tipo di animale) direttamente dall’allevatore (fuori Malindi) per poi aprir un kiosko e cucinare la carne (stufata o grigliata), accompagnando il tutto con pentoloni fumanti di ugali (la polenta locale)

- comprare un tuk tuk (l’ape car della Piaggio) o un matatu (il pulmino 14 posti della Nissan) e iniziar a fare business coi trasporti, considerando il fatto che nelle tasche del proprietario, dopo aver pagato driver e gasolio, rimangono tanti bei soldini… (questo a dire loro)

- organizzare safari per i turisti (ma ormai son in tanti che lo fanno che l’offerta e’ satura e la concorrenza spietata…)

- oppure comprare una macchinetta elettrica per tagliare i capelli (una di quelle macchinette made in Cina), pagare a fine giornata un ragazzo per pochi scellini e creare cosi il proprio business…

Ascolto la sua lista dei desideri, le sue grandi “opportunita’”, e gli chiedo quale tra quelle elencate e’ quella maggiormente realizzabile in breve tempo e con il minor investimento di denaro…

Gia’ il denaro… il business senza denaro e’ come un sogno senza fantasia…

Quale business preferisci? Che cosa ti servirebbe?

Una macchinetta elettrica per tagliare i capelli… nel mio quartiere non c’e nessun altro parrucchiere! Sarei il primo! Basta costruire un kiosko con quattro assi dietro casa, allacciarsi con la corrente all’impianto di casa, comprare due specchi, cercare delle sedie e una poltrona, trovare un ragazzo che accetti di lavorare tagliando i capelli ed il business e’ assicurato!!

Si ok ok, ma per quali costi?

- 1000 ks (10 euro) per gli specchi
- 600 ks al mese per la bolletta dell’elettricita’
- le assi di legno le recupero da qualche parte
- per le sedie e la poltrona in qualche modo si fara’
- per il suo lavoro, pago il ragazzo a fine giornata 150 ks
- un mio amico mi ha detto che una buona macchinetta per tagliare i capelli la si puo’ comprare (nuova) per 4000 ks

Un taglio di capelli (ovviamente per uomini!) costa al cliente 50 ks (0,50 euro).

La cosa sta iniziando a entusiasmarmi e ho voglia di aiutare questo novello business-man che ha tanta voglia di cambiare l’attuale condizione economica della propria famiglia e il futuro dei propri figli…

Ok, ti voglio aiutare per l’avviamento lavori, la macchinetta te la compro io, poi tu ogni inizio del mese mi versi 500 scellini (5 euri!) sino a coprire la cifra prestata. Ok? Basta andar a comprar la macchinetta e dal mese prossimo si inizia! Pero’ prima parlane con tua moglie!!!

Gia la moglie… a casa con 2 figli piccoli e senza un lavoro… pero’ sono l’unica famiglia del villaggio ad aver la corrente elettrica in casa! In una casa in muratura!!!

“Chocha Hair Cut”, questo sara’ il nome, chiaro e semplice, il primo hair cut del villaggio!

(…)

Dopo una settimana: i sogni son sogni e la realta’ bussa alla propria porta…

Niente parrucchiere, mia moglie non ha lavoro ed e’ brava a far da mangiare, e’ meglio comprare un jiko con della legna e delle pentole, e cucinare nel villaggio… e cosi sfuma dissolvendosi nella cruda realtà il grande sogno del “Chocha Hair Cut”…

rrr

Donne locali, imprenditrici!



Donne locali, imprenditrici!



A cura di Renata

Il grande grattacapo arriva con la proposta di fare il micro finanziamento alle donne locali, un copiaa ed incolla del progetto che va a gonfie vele in Pakistan e in gran parte del mondo in sviluppo!

Ero molto scettica a riguardo, finche’ non ho deciso di esporre il progetto alle donne: mi serviva la loro massima collaborazione. Dalle esperienze precedenti avevo notato che le donne erano ben disposte verso di me, sono venute a scavare il canale per la tubatura dell’acqua quando e’ stato necessario, si sono schierate dalla mia parte quando c’erano problemi, con me hanno cominciato a parlare.

Solitamente quando c’erano le grandi assemblee con il Chief le donne sedevano da una parte, gli uomini dall’altra. Parlavano solo ed esclusivamente gli uomini, la donna non aveva la liberta’ di parola, anche se la questione come l’acqua poteva riguardare loro che alla fine vanno a comprarla e la portano in bidoni di 20 litri sulla testa. Le donne non potevano dire nulla, al piu potevano obiettare o acconsentire producendo un suono acuto, tipicamente arabo. Con me, si sono sentite piu forti, tutelate, e hanno cominciato a parlare, ed hanno cominciato anche ad essere ascoltate e quello che dicevano aveva un senso!

Essendoci questo tipo di gerarchia tra uomo e donna, tutte le donne che si sono presentate al primo appuntamento con me, avevano il consenso dei mariti. Al primo appuntamento erano in 18, la cosa che mi stupi’ molto era la puntualita’, che si e’ conservata fino aa oggi, puntualita’ nel venire agli appuntamenti, puntualit’ nei pagamenti!

All’ultima assemblea eravamo in 35 ed ho cominciato a raccogliere le foto e I dati per mettere il tutto sul sito internet olandese, dove I vari donatori scelgono chi sponsorizzare!

Il Massimo del credito acconsentito e’ di 20000 scellini (200 euro), ma alcune si accontentano di 5000 altre di 10000 e di 15000 scellini! Mi sono meravigliata della poca fantasia delle proposte di lavoro che facevano, la maggior parte delle donne voleva aprire un’attivita’ per vendere il pesce fritto o le patate fritte o chapatti e mandazi o il kiosko con viveri di prima necessita’, o il mnazi, vino di palma. Le donn Borana volevano tutte fare l’allevamento di capre e la vendita di latte!

Scelte dai donatori private olandesi le prime 44 donne hanno iniziato la loro attivita’ in gennaio (2008). Quando le altre donen del villaggio e quello adiacente e quello ancora piu lontano, hanno sentito che le donne di Mtangani avevano ottenuto un prestito, si sono tutte precipitate ai miei meeting che ogni due settimane contano circa 130 donne, e sulla lista di attesa ce ne stanno ben 250. nel frattempo abbiamo definito altri 17 nuovi contratti, e tutto funziona, a meraviglia, funziona!

Il gruppo di donne si riunisce ogni sabato mattina (sempre sotto il mio occhio vigile) per pulire il villaggio e ogni secondo sabato per I pagamenti delle rate. Che dire… con qualche parola in Swahili e qualcuna in giriama, un’altra in borana, con una buona organizzazione, con il rispetto dap arte mia ma anche dap arte loro le donne imprenditrici di Mtangani costruiscono e cambiano il loro futuro e quello dei loro figli!

Articolo tratto da “Pillole di Malindi”, N. 12

Maasai, sfide e speranze







Tratto dal sito: http://www.maasai.com/

I Maasai non hanno vita facile nell'Africa moderna. Fino all'arrivo dei coloni britannici, le fiere tribù Maasai avevano occupato le zone più fertili. I Maasai si sono battuti in difesa del proprio territorio, ma le lance non hanno potuto nulla contro le armi delle truppe britanniche ed inoltre, nei tribunali inglesi, i loro avvocati non hanno mai avuto opportunità eque.
Nel 1911 un piccolo gruppo di Maasai ha ceduto la propria terra a coloni britannici, sicuramente senza capire bene quali sarebbero state le conseguenze di tale trattato.
I Maasai hanno perso circa i due-terzi delle loro terre e sono stati trasferiti in luoghi meno fertili del Kenya e della Tanzania. Le altre tribù Kenyote si sono adattate più velocemente al "progresso" dei tempi. I Maasai, invece, hanno mantenuto le loro tradizioni: per loro è una grande sofferenza ogni volta che il Kenya si appropria di altra terra loro per sopperire alle necessità generate dall'aumento della popolazione.

Finalmente un trend positivo per i Maasai è stato, in questi ultimi anni, lo sviluppo di una specifica forma di eco-turismo. Sebbene altre tribù del Kenya considerino gli animali selvatici come cibo o come minaccia ai loro raccolti, i Maasai vi coesistono pacificamente.
Quando un leone sbrana una mucca o delle capre, deve essere ucciso, oppure catturato e rilasciato in un Parco Nazionale. L'uccisione dei leoni per ritorsione una volta era rara, oggi è più frequente. Sempre più spesso i leoni vengono uccisi e in poco tempo potrebbero scomparire. Per ovviare a questo problema, (Campi ya Kanzi) abbiamo istituito il Progetto Simba tramite il quale sono stati assunti dei guerrieri Maasai come sorveglianti dei leoni (più leoni = più lavoro) ed, allo stesso tempo, i proprietari che hanno perso del bestiame perché ucciso da un leone, vengono indennizzati con un rimborso pari al valore dei capi persi.
In passato i Maasai e gli animali convivevano pacificamente. Nel momento in cui i Maasai comprenderanno il valore economico della presenza degli animali selvatici sul loro territorio, il futuro della terra stessa, degli animali e della gente Maasai non sarà più così incerto.

Tratto dal sito: http://www.maasai.com/

La vostra visita a Campi ya Kanzi aiuta i Maasai a tutelare la propria eredità.

Lo scopo principale di Campi ya Kanzi è proteggere la terra dei Maasai del Kuku Group Ranch, e fare in modo che, se lo desidera, la comunità Maasai possa continuare a vivere secondo le sue tradizioni. La vostra permanenza a Campi ya Kanzi contribuisce realmente e concretamente alla realizzazione di questo obbiettivo. Non si deve dimenticare che per ogni giorno passato a Campi ya Kanzi, i $30 di Conservation Fee vengono destinati all'assistenza della comunità di Maasai e per proteggere la flora e la fauna indigena.




(per maggiori informazioni circa “Campi ya Kanzi”, consultare il sito sopra indicato)

Maasai, il destino dei Maasai






Tratto dal sito: http://www.maasai.com/

I Maasai sono sempre stati speciali. I loro mantelli rosso brillante li hanno resi immediatamente riconoscibili. Con la lancia in mano, sono calmi e coraggiosi, nonostante il pericolo. Le truppe armate britanniche che allontanarono i Maasai dalle loro terre nel tardo XIX° secolo avevano grande rispetto per questi membri di una tribù senza paura. Fino a poco tempo fa, per diventare guerriero, un ragazzo Maasai doveva uccidere da solo un leone, armato solamente della sua lancia.

Quando incontrerete per la prima volta un Maasai, probabilmente concorderete con Karen Blixen (Isak Dinesen) che ne parla così nel suo libro La mia Africa, descrivendo la sua esperienza di vita in Kenya:

"Un guerriero Maasai è una visione affascinante. I giovani posseggono al massimo grado quella particolare forma di intelligenza che noi chiamiamo chic; pur sembrando in perenne atteggiamento di sfida, irreali e selvaggi, rimangono fermamente coerenti alla loro natura ed ad un immanente ideale. Il loro stile non è rifacimento né imitazione di perfezione straniera; è cresciuto dentro di loro, ed è un'espressione della loro razza e della loro storia, le armi e l'eleganza stanno al loro Essere come i palchi stanno al cervo maschio."

Il Kenya riconosce più di cinquanta tribù natie. All'inizio del ventesimo secolo i Maasai erano la tribù dominante. Sono la sola tribù che ha conservato la maggior parte delle proprie tradizioni, dei propri usi, costumi e della propria cultura.

In comune con gli animali selvatici coi quali co-esistono, i Maasai hanno bisogno di molta terra. Diversamente da altre tribù in Kenya, i Maasai sono nomadi e pastori: vivono allevando mucche e capre.
Il dio dei Maasai è Engai; dapprima Engai creò i Maasai, diede loro il possesso di tutte le vacche del mondo e solo in seguito creò gli altri esseri umani. I Maasai calcolano la ricchezza di un uomo in base al numero di mucche possedute: chi non ne ha, viene considerato povero. Ecco perché si riferiscono alle tribù vicine di coltivatori e cacciatori-raccoglitori come "Ndorobo," intendendo i poveri.

I Maasai non hanno villaggi con costruzioni permanenti. Costruiscono un "enkang" (recinto per bestiame) per un gruppo di famiglie. L'enkang è un cerchio di capanne, una per famiglia all'interno di un recinto circolare di cespugli spinosi. In ogni famiglia è la donna che costruisce la capanna con sterco di mucca e fango. Periodicamente, il gruppo abbandona l'enkang e ne costruisce uno nuovo in un'area che fornisce più acqua e pascoli.

Tratto dal sito: http://www.maasai.com/

Lo scopo principale di Campi ya Kanzi è proteggere la terra dei Maasai del Kuku Group Ranch, e fare in modo che, se lo desidera, la comunità Maasai possa continuare a vivere secondo le sue tradizioni. La vostra permanenza a Campi ya Kanzi contribuisce realmente e concretamente alla realizzazione di questo obbiettivo. Non si deve dimenticare che per ogni giorno passato a Campi ya Kanzi, i $30 di Conservation Fee vengono destinati all'assistenza della comunità di Maasai e per proteggere la flora e la fauna indigena.

(per maggiori informazioni circa “Campi ya Kanzi”, consultare il sito sopra indicato)

Addio sapore di fumo...


E’ passata a pieni voti la legge che proibisce il fumo dovunque, anche nelle aree all’aperto almeno che non ci sia una zona speciale per fumatori…

Attenti… e’ considerate un’infrazione alla legge anche se si fuma nella propria macchina e si hanno i finestrini aperti.

Pene severe per chi trasgradisce con multe sino a 50000 ks (500 euro) o parecchi mesi di galera…

Attenti attenti…


News tratta da “Pillole di Malindi”, N. 12