domenica 5 ottobre 2008

Stramberie da muzungu

Delle volte resto lì immobile a guardarli, non sapendo minimamente cosa dire…

Essere invitato a cena, veder tanta ospitalità e tanti sorrisi, fare delle foto con la mia digitale, hakuna print, nessuna stampa fotografica, e dopo qualche giorno consegnare loro un cd contenente le foto delle cena e alcune immagini scattate al lavoro…

Veder occhi sorpresi e facce disorientate, meraviglia delle meraviglie, incredulita’ generale, quasi gli scappano due lacrine… “le foto su questo cd? E ci rimarranno per sempre? Grazie grazie grazie!!”

E allora sentirmi un muzungu che proviene dal pianeta Marte, “certo le foto” rispondo io, ma certamente cosa?... “fammi pero’ saper se riesci a vederle dove vedi i film”…

Mai dare nulla per scontato… avranno vestiti sbrindellati e cucineranno ancora con la legna, mangeranno con le mani e ci saranno ancora le lampade a cherosene, in tasca avranno un cellulare alla moda e posson andare in un cento M-Pesa per trasferire soldi ad un parente in un villaggio sperduto utilizzando l’etere, ma… mai dare nulla per scontato…

“Grazie, grazie mille! Ora i bambini vogliono veder le foto tutti i giorni! Piu’ volte al giorno! E mia moglie mi chiede come sia mai possibile metter le foto dentro al cd! Non se lo sa immaginare, pensa che tu sia molto ma molto intelligente!”

Sorrido e cerco le parole per spiegare…

Beata e ignara semplicita’…


Perche’ cambiare?

Perche’ cambiare?

Una frase a cui ancora oggi non riesco ad abituarmi, una frase che qui in Kenya sento spesso dire, troppo spesso per farla passare inosservata, ed ogni volta che le mie orecchie la sentono, un brivido inizia a pervadere tutto il mio corpo…

Perche’ cambiare?

Allora il mio pensiero corre al mondo dei wazungu, alla realta’ delle cose in occidente, e sento questa frase stridere contro le nostre abitudini di azione e pensiero, stridere contro lo scorrere stesso della vita…

Perche’ cambiare?

Gia’, perche’ cambiare?! Cosa ci spinge al cambiamento? Perche’ l’occidente ha assunto questo bisogno cronico di cambiare sempre e costantemente? Da dove nasce questa incessante necessita’ di inseguire sempre qualcosa di nuovo? Perche’ l’Africa non cambia e rimane sempre uguale a se stessa?

Gia’, perche’? Per quale necessita’?

Imparare a dire NO

Non è facile, il più delle volte mi si spezza il cuore, altre volte è cosi difficile che non so come ci riesco...

Ma so che è necessario

Forse non lo capirete, ma qui in Africa e’ sempre cosi’, perche’ le richieste son perennemente infinite.

Da un’unghia si passa alla mano, e da una mano si passa a tutto il braccio. Il salto è breve, e se lo imparano e’ anche veloce.

Ho dovuto imparare a dire di NO.

Oppure dire che è un prestito, che quelle poche monete o quei pochi pezzi di carta sporchi e malconci mi devono esser restituiti, altrimenti non se ne viene più fuori, perche’ la richiesta diventerebbe incessante circolo vizioso.

Certe volte son 100, altre volte son 1000 scellini, ma so bene che l’importante è la cifra, ma la richiesta, e alllora spesso devo costringermi a rifiutare.

Non è mancanza di cuore e nemmeno spilorceria, è che ho la pelle bianca, ed ogni necessita’ è buona per chiedere. Chiedi che dal muzungu ti sarà dato.

Son tanti i citizen che ho attorno e in tanti hanno sempre un disperato bisogno cronico di denaro. Soldi per questa cosa, soldi per quell’altra cosa, ovunque e comunque soldi. A scherzarci sopra, sembrerebbe che questa sia una delle prime parole che imparano nella vita e che sempre li accompagnerà nel loro cammino. Soldi soldi soldi.


Hanno occhi grandi e sguardi bassi... iniziare con uno vuol dire doverli dare prima o poi a tutti. Per la mamma malata o per i figli, per la scuola o per il trasporto, per il sacco di riso o per la gallina, per il dottore o per la medicine, per la fame o per la costruzione della propria casa… son infinite le possibili necessità di bisogno, tutte dettate dal momento. Molti cercan di far leva su un qualche senso di colpa, su una qualche urgenza, sulla differenza di disponibilità economica …

100 scellini non sono niente, ma posson risolvere un bisogno
1000 scellini non sono niente, ma posson tamponare un’urgenza.

Il problema e’ che le emergenze son continue, non tutte son vere, e non termineranno con il versamento di 1000 scellini...

Quindi che fare? Elargire soldi a tutti come dolci caramelle oppure imparare a dire di no, valutando magari di dare un prestito solo agli amici e ai piu’ fidati?

Che tu lo voglia o no, l’Africa bussa al proprio cuore... sta a te aprirne la porta.

Nota informativa: 100 scellini equivalgono a circa 1 euro, 1000 scellini equivalgono invece a circa 10 euro.

Ognuno col proprio respiro


Respirare, meditare, guardarsi dentro, sentirsi senza parlare... Sembran concetti alieni sulle rive dell’Oceano Indiano, azioni impossibili, derisibili, insostenibili…

Ogni abbiam provato con la Kundalini di Osho, forse è andata un po’ meglio del solito, ma si e’ ben lontani dall’obiettivo… obiettivo che è provare a centrarsi e armonizzarsi, sentirsi e respirare, unire il proprio corpo con la mente, sincronizzarsi e integrarsi…

All’inizio c’e da sentirsi avviliti, scoraggiati, sembrava inutile, per sapendo che gli inizi son difficile per chiunque, europei e africani, e poi…

Poi mi son chiesto se a loro, per come vivono, per come pensano, per come respirano, semplicemente per come sono, potesse mai servire meditare (definendo con questo nome il concetto di unire il corpo alla mente, il centrarsi), essendo invece una buona “medicina” per muzungu disarmonici e stressati che impostano la propria vita nella frenetica corsa dell’andare avanti senza ne fermarsi ne guardarsi, vivendo un tempo che non e’ ora...


Potrà mai servire qui in Africa fermarsi? O sono gia “fermi” di loro? Serve agli africani cercare un proprio respiro interiore?

E poi… e poi l’illuminazione, la quadratura del cerchio... lo scoppio di una fragorosa risata con un ghigno che mi attraversa la faccia.

Quanta ignoranza nella mia mente muzunga, ogni tanto faccio ancora lo sbaglio di mettere a confronto, lo sbaglio di ritenere che se una cosa è buona per l’uomo bianco lo debba essere anche per l’uomo nero… che sciocco che sono, la quadratura del cerchio era proprio li davanti ai miei occhi, ma celata dall’ignoranza e dalla non appartenenza al continente africano...

La chiesa! Il gospel! La devozione! Ecco il punto d’incontro!!! Corpi che ballano e che cantano, che pregano e che risuonano, mani che dalla terra si elevano al cielo, in un’inno di gioia, in un’esplosione d’amore. La loro personale “meditazione”.

Mi si illuminano gli occhi; chiedo a Esther, la mia mama africana, la “vecchia gallina” che ti guarda e che ti ascolta, colei che ogni tanto riesce anche a capirmi, gli chiedo se ho visto giusto.

Allora inizia a raccontarmi, il gospel e’ un’estasi, una comunicazione profonda con se stessi e con Dio, si e’ un tutt’uno con cio’ che ti circonda, ci si sente forti e potenti, salteresti con un balzo gli oceani e scavalcheresti con un passo le montagne, si ha il cuore gonfio di gioia e la testa libera dai pensieri...

Forse ce l’abbiamo fatta, ognuno con le proprie forme e con i propri colori, forse abbiam trovato il nostro punto d’incontro...

roby meditation

Italiani brava gente (parte 2)

E da brava gente che siamo, ecco cosa qualche italiano ha creato… buona lettura! E comprategli sta mucca!


robi rob



A cura dell’ASSOCIAZIONE KARIBU ONLUS in collaborazione con CHAKAMA ORPHANS SELF HELP GROUP

IL KENYA OGGI
Il Kenya e’ uno dei grandi Stati della costa centro-orientale dell’Africa. Solo il 10% della popolazione ha il controllo dell’economia, mentre il rimanente 90% e’ povero e privo dei principali servizi. Nonostante le apparenze anche il turismo apporta poco benessere alla maggioranza della popolazione gia’ minata da HIV, malaria e TBC. Al contrario, e’ causa di privazioni; per esempio l’acqua viene spesso sottratta ai villaggi a vantaggio dei grandi alberghi e complessi turistici. Il tutto il Paese infine le strutture scolastiche sono in gran parte carenti delle attrezzature fondamentali.

L’INTERVENTO
E’ da poco nata a Malindi un’associazione No Profit dal nome CHAKAMA ORPHANS SELF HELP GROUP, che, in collaborazione con KARIBU ONLUS e la supervisione e la mediazione del CDA (Coast Developmen Autorithy, un ente parastatale del Kenya preposto allo sviluppo delle aree piu’ povere della zona costiera), finanziera’ e aiutera’ nella realizzazione di un progetto di sostegno e sviluppo nel villaggio di Chakama.

CHAKAMA
Chakama e’ un piccolo villaggio nell’entroterra della costa Keniota. La zona, nonostante si trovi a soli 50 Km dalla ricchezza dei villaggi turistici e dal lusso delle case di villeggiatura di Malindi, e’ estremamente povera, senza servizi di base, senza strutture sanitarie adeguate e con misere capanne di paglia come abitazioni, prive di acqua potabile, luce e servizi igienici.

IN AFRICA SI FA COSI’: KARIBU
A parte le emergenze drammatiche, l’Africa non chiede carita’, l’Africa chiede sostegno nel fare. Per questo la nascita di questo progetto, creare un piccolo Comprensorio nel villaggio di Chakama con il doppio scopo di accogliere I bambini orfani e di farne un Centro di Formazione Professionale. In questo modo il Comprensorio diventera’ il cuore vero e proprio della Comunita’. Verranno fornite tutte le attrezzature ed il know how necessario per avviare processi di auto sostentamento attraverso le coltivazioni, l’allevamento, la pesca e l’artigianato.


LE STRUTTURE
Le strutture che faranno parte del Complesso saranno: dormitorio maschile, dormitorio femminile, aule scolastiche per Primary e Secondary School, mensa, magazzino, lavanderia, officina, capanna per cabina elettrica e autoclave, nursery per le mamme occupate nei lavori, ufficio di segreteria, edificio per lo svago e per le arti, piccolo ambulatorio medico, alloggi per medici, piccolo negozio.

“MI COMPRI UNA MUCCA?”
Sostienici adesso: per effettuare un ordine basta scrivere via mail a popifabrizio@hotmail.com oppure guidorocca@hotmail.com, indicando cosa si desidera donare alla comunita’ di Chakama ed, eventualmente, il nome che si vuole dare all’animale donato.



Per effettuare il versamento:
IN POSTA: Karibu Associazione Onlus
IBAN: IT48L0760114100000086083417 – ABI 07601 – CAB 14100
Causale: Progetto Chakama

IN BANCA: Karibu Associazione Onlus
BANCA POPOLARE DI SONDRIO
IBAN: IT54W0569601609000006036X37
Causale: Progetto Chakama

Italiani brava gente (parte 1)

Seppur potremmo esser definiti mammoni, mafiosi, modaioli, superficiali, vanitosi, chiaccheroni, impiccioni, casinisti, e ci autoeleviamo primi in classifica in una moltitudine di settori per un’inifita’ di cose, noi italiani siam anche quelli che vengon definiti “italiani brava gente”.

Derisi o amati esportiamo cio’ che siamo: italianita'. Italiani brava gente.

In Kenya siam amati, e la gente ci vuole bene. Siamo quelli dal cuore d’oro, quelli che offrono il proprio aiuto, la propria cooperazione. Il cuore ci si allarga, siam allegri, gioiamo e brindiamo alla vita.

Ci piace fare piu’ a pacche sulle spalle che cazziare e mazziare facendo il muso duro. Siamo quel che siamo, e questo ogni tanto ci porta anche ad esser poco rispettati, la nostra troppa cordialita’ (a differenza dei tedeschi e degli inglesi) delle volte ci si ritorce contro. Ma i locali ci amano, chissa’ cosa vedono in noi…

Siam quelli che fanno progetti e che creano associazioni, quelli che si buttano nel volontariato e che lavorano nella coorperazione, quelli che aiutano nello sviluppo e che elargiscono consigli (anche quelli gratuiti e inadeguati), quelli che spesso offrono denari…

Siam “italiani brava gente”, e da brava gente che siamo ogni tanto qualcosa di buono lo combiniamo…

(il continuo con la PARTE 2)

E tu? Che italiano sei?

Kenya, Amore mio addio – di Italo Grifoni


Sembra la storia di tanti nostri connazionali italiani (e non solo loro) venuti in Kenya. Un racconto che da romanzo su carta puo’ diviene tranquillamente realta’. Gli esempi sono tanti, basta andare in giro a Malindi per sentire o vedere esperienze simili a questa. Ogni storia pero’ si differenzia nei modi e nei particolari, svelando retroscena non sempre limpidi. Una storia d’amore, una storia di vita.
Il libro e’ stampato da Promos Edizioni Milano, ed uscira’ il dicembre prossimo.
Buona lettura.

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E’ la storia di un uomo di settant’anni che, rimasto vedovo, va a vivere in Kenya, dove ha una casa a Malindi e, in alternativa ad una sicura solitudine, s’innamora di una bellissima ragazza nera di 23 anni e, in un certo senso, ne viene ricambiato, creandosi un futuro di sogni concreti, ma allo stesso tempo non certo facili. La storia si snoda attraverso il racconto di questa relazione, costellata da grandi momenti di tenerezza, di amore fisico e di gioia e felicita’, sia pure accompagnate da continue richieste di soldi e tradimenti, in un ambiente dove la vita e’ sicuramente piacevole e in un clima ritenuto tra i piu’ belli del mondo. In questa storia si viene a conoscenza di un tipico modo di vivere locale e dei rapporti che spesso nascono tra un bianco e una nera, sicuramente interessanti e sorprendenti, ma pieni anche di grandi rischi, seppure accompagnati da forti emozioni, sino a raggiungere nel racconto un finale che lasciamo al lettore leggere e interpretare.

Italo Grifoni e’ un giornalista pubblicista, in pensione da anni. Ha vissuto per diversi anni in Kenya e ne conosce tanti aspetti; dai racconti che ha ascoltato e da quello che ha visto ha tratto spunti per scrivere questo racconto.